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Millésime

I Vinothèque di Pol Roger

L’ultima decade ha visto diversi champenois proporre vecchie annate come seconda uscita di uno o più champagne. In realtà, prima Bollinger con l’R.D. e più tardi Dom Pérignon...
di Alberto Lupetti

Blanc de Blancs 2004 Vinothèque Pol Roger

L’ultima decade ha visto diversi champenois proporre vecchie annate come seconda uscita di uno o più champagne. In realtà, prima Bollinger con l’R.D. e più tardi Dom Pérignon con gli Œnothèque, facevano una cosa del genere da diverso tempo, tuttavia, sebbene entrambi fossero effettivamente la riedizione di champagne esistenti (La Grande Année nel primo caso, il Vintage nel secondo), divennero ben presto dei programmi ben strutturati, ossia vere e proprie linee di champagne regolarmente prodotti all’interno della gamma. Diverso il caso di chi, invece, proponeva talvolta piccole quantità di bottiglie rimaste fino ad allora in cantina, o meglio, nella vinothèque, quindi la memoria storica della maison. L’esempio più evidente di quanto sto dicendo è la Cave Privée di Veuve Clicquot, che ha lanciato limitate, specifiche quantità di vecchie annate nel 2009 e poi una seconda serie nel 2013 (ne trovate gli articoli su questo sito).

Le cantine di Pol Roger
Le cantine di Pol Roger, tra le più profonde e fredde della Champagne. È qui che nasce la linea Vinothèque della Maison di Epernay.

A ogni modo, sia che si tratti di programmi strutturati, sia di uscite una tantum, le ‘vecchie annate’ riproposte come seconda uscita possono essere di due tipologie: dégorgement tardif e dégorgement historique. Due filosofie opposte nell’interpretare l’invecchiamento dello champagne e due vini completamente diversi, naturalmente. Preferire l’uno o l’altro, per quanto riguarda noi appassionati, è una questione di gusti e nel primo caso ci confrontiamo con lo champagne com’era – più o meno – quando uscì la prima volta, nel secondo, invece, come si è naturalmente evoluto nel tempo, nelle migliori condizioni, visto che la conservazione delle bottiglie è avvenuta nelle cantine della maison.

È, questo del tipo di invecchiamento, un argomento molto interessante, che prometto di affrontare a breve in uno specifico articolo.

Laurent d’Harcourt
Laurent d’Harcourt è in Pol Roger dal 2008, di cui è stato nominato presidente nel 2013. A fine di quest’anno si ritirerà per godere del meritato riposo, dopo quasi tre lustri di lavoro straordinario.

Ciò premesso, era normale che un nome del calibro di Pol Roger sia accodasse prima o poi a quanto fatto dai ‘colleghi’ e, sebbene con un certo ritardo rispetto agli altri, lo ha finalmente fatto nel 2024: è nata la Vinothèque, collezione di vecchie annate di tutti e quattro i millesimati, quindi Vintage, Blanc de Blancs, Rosé e Sir Winston Churchill. L’aspetto più importante è che, da par suo, la Maison di Epernay ha sposato il concetto a mio avviso più ‘puro’ di Vinothèque: poche bottiglie e dégorgement originale. O meglio, abbastanza originale: gli champagne sono rimasti sui lieviti 2-3 anni più dell’originale (Sir Winston escluso, che è historique), per poi essere dosati e lasciati dopo più di un decennio di riposo in cantina. Personalmente, plaudo la scelta di Pol Roger di etichettare gli champagne Vinothèque con l’habillage storico, peraltro applicato rigorosamente a mano.

controetichetta Blanc de Blancs 2004 Vinothèque
La controetichetta indica il dégorgement e la successiva uscita dalle cantine. Pertanto, questo Blanc de Blancs 2004 ha riposato dodici anni post dégorgement.

Ho sempre avuto la fortuna di assaggiarli tutti di volta in volta, i Vinothèque, grazie a Laurent d’Harcourt, cosa che è avvenuta anche stavolta, con l’ultima uscita. Tra quelli assaggiati, vorrei raccontare in questa sede il Blanc de Blancs 2004, che, come tipico di questa etichetta, è frutto di tutti e 6 i Grand Cru della Côte des Blancs. Sebbene sia fortemente legata al Pinot Noir, alla fine degli anni ‘50 la Maison ha creato questo blanc de blancs con l’idea di racchiudere in bottiglia l’essenza della ‘migliore’ Côte des Blancs. D’altronde, in Pol Roger ritengono che lo Chardonnay sia “lo scheletro dello champagne, apportando acidità, quindi longevità”. È, curiosamente, proposto nel solo formato da 0,75 cl, quindi niente magnum, e attualmente è sul mercato con l’annata 2016 per quanto riguarda lo champagne tradizionale. Che abbiamo riassaggiato confermando quanto riportato nella guida Grandi Champagne 2026/27.

Bottiglia Blanc de Blancs 2004 Vinothèque Pol Roger

Blanc de Blancs 2004 Vinothèque

100% Chardonnay
dég. ott. 2014 – Questo champagne ha bisogno di tempo in maniera quasi endemica, ecco, allora, che dodici anni post dégorgement gli hanno permesso di rivelarsi generosamente nel calice, con un naso nel quale le tostature, il fumé virano a mano a mano verso la torrefazione, oltre a spunti di torrone e di pasticceria. Un minimo di attesa ne sottolinea l’integrazione, finanche la freschezza, senza mancare di leggiadria. Ha avuto, insomma, una splendida evoluzione. La bocca è succosa, elegantissima. Torna questa impostazione leggiadra, ma non c’è affatto leggerezza, perché, tutto sommato, questa bocca rimane concreta, strutturata, ben distesa sulla mineralità. Il finale, finemente sapido e di notevole persistenza, completa un vino di grandissima eleganza, di cui sorprende la freschezza (all’anagrafe sono pur sempre 22 anni…).
Voto: 95(96)/100

(hanno collaborato alla degustazione Marcello Bergonzini e Serena Spalletta)

Nonostante la resa enorme, la 2004 è stata una gran bell’annata e questo Pol Roger ce lo conferma ancora una volta, come aveva peraltro già fatto il ‘fratello’ Brut Vintage nella guida Grandi Champagne 2026/27. Non solo: vanno altresì ribaditi, alla luce di questo assaggio, la tenuta del tempo degli champagne Pol Roger e, anzi, proprio il fatto come questi abbiano imperativamente bisogno di tempo.

www.polroger.com

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