Il punto sul mercato dello champagne

Dopo due anni particolarmente difficili, il mercato dello champagne ancora soffre. Non parliamo di recessione, però, ma, piuttosto, di un assestamento (“correzione” dice il CIVC), ma con un’intensità decisamente più contenuta. Al momento di scrivere, anche il 2026 è in flessione e il dato di maggio fa segnare ancora un -1,6% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, ‘colpa’ soprattutto del mercato interno, mentre l’export è tornato in positivo. Essendo il mercato dello champagne ancora fortemente legato agli ultimi mesi dell’anno, è prematuro fare previsioni, però in Champagne si sbilanciano a prevedere un 2027 positivo. D’altronde, storicamente il mercato dello champagne è sempre stato segnato da periodi altalenanti e, comunque, dopo una crisi c’è sempre stata una forte ripresa.
Ora, però, avendo i dati definitivi del 2025, possiamo vedere meglio com’è andato il mercato di quest’anno. Un anno, il 2025, definito dal CIVC “di stabilizzazione dopo il ridimensionamento seguito al boom degli anni post-pandemia”. Come rivelato tempo fa in anteprima, le vendite si sono attestate a 266,119.000 bottiglie, quindi in calo del 2,1% rispetto all’anno precedente (2024). Con le bottiglie così ripartite:
- 191.871.000 bottiglie (72,1%) le maison
- 51.345.000 bottiglie (19,3%) i vigneron
- 22.903.000 (8,6%) le cooperative
Il dato delle vendite, pertanto, perdura sul segno negativo, ma meno pesante rispetto ai forti cali registrati nel biennio 2023-2024. E, forse, sarebbe potuta pure andare meglio se non fossero continuate le difficoltà del mercato francese, che ha fatto registrare un -3,6%. Possiamo addirittura spingerci ad affermare che l’aspetto più significativo del 2025 è la crescente divergenza tra il mercato francese e quello estero: la Francia ha assorbito ‘soltanto’ 114,1 milioni di bottiglie, confermando una tendenza negativa che, ormai, va avanti da oltre dieci anni. Non si tratta soltanto di un effetto della congiuntura economica: i francesi acquistano champagne meno frequentemente, sono più attenti al prezzo, scelgono più facilmente alternative meno costose (Prosecco?) e riservano il consumo alle occasioni davvero speciali.
Invece, l’export mostra una situazione più solida: pur registrando una lieve flessione complessiva (-0,9%), ha visto pur sempre 152 milioni di bottiglie vendute. È vero che alcuni mercati storici, tra cui l’Italia, rallentano, ma è altrettanto vero che altri mercati, forse perfino inediti (Africa, India e America Latina), stanno crescendo, assumendo un ruolo non più da comprimari. Nel dettaglio, gli Stati Uniti rimangono il mercato estero più importante per lo champagne, pur se in leggera contrazione: 26,5 milioni di bottiglie per 689 milioni di euro di fatturato (dato, quest’ultimo che ricordo essere franco cantina e tasse escluse). Lo storico mercato del Regno Unito conserva la seconda posizione (22,7 milioni di bottiglie per 488 milioni di euro), mentre il Giappone continua a rafforzarsi, soprattutto nel segmento degli Champagne di fascia alta: con 13,3 milioni di bottiglie per 426 milioni di euro è solidamente il terzo mercato. Quarta piazza per la Germania – altra conferma – che fa registrare 9,6 milioni di bottiglie per 229 milioni di euro. E il quinto posto? In termini di volumi, il Belgio, con 7,8 milioni di bottiglie, scalza l’Italia, che però rimane quinta in termini di fatturato, con 210 milioni di euro. Ci confermiamo, dunque, un Paese che ‘beve bene’.

Ecco, l’Italia… Anche nel 2025 perde terreno e, purtroppo, posizioni (eravamo quinti in volumi e quarti in fatturato), ma resta uno dei mercati di riferimento per lo champagne. Soprattutto in termini qualitativi. Nel 2025 le spedizioni si sono fermate a 7,8 milioni di bottiglie, con un calo del 7% rispetto al 2024, mentre il fatturato è sceso di ben il 10,9%. Nel complesso, si tratta del terzo anno consecutivo di flessione, dopo il picco (record) del 2022. Personalmente, mi consolo con il fatto che, con il 15,2% del mercato, siamo la piazza di gran lunga più importante per i vigneron (negli USA valgono il 5,4%, in UK soltanto il 2,4% e nel Sol Levante il 5,6%). Naturalmente, se parliamo di volumi, l’enorme mercato degli USA in termini assoluti ci sopravanza (1,43 milioni di bottiglie), però con 1,25 milioni di bottiglie siamo solidamente al secondo posto assoluto e non così lontano da chi assorbe complessivamente quasi quattro volte in più.
Fa piacere scoprire che il CIVC considera l’Italia un mercato maturo e strutturato, comunque cresciuto rispetto a dieci anni fa a un ritmo del 2% annuo. L’attuale rallentamento sarebbe dovuto alla tristemente nota crescita economica modesta, che ha portato a consumi prudenti, perdita del potere d’acquisto e maggiore attenzione delle famiglie alle spese considerate non indispensabili.
Infine, l’analisi delle vendite del 2025 rivela anche un cambiamento delle tipologie di champagne. Innanzitutto, continua l’affermazione degli champagne a basso dosaggio (Extra Brut e Brut Nature), non più una moda, bensì un cambiamento stabile nelle preferenze. E, per questi champagne, l’Italia è senza dubbio il primo mercato in assoluto, con una quota del 7,5% (dietro di noi il Giappone al 6,8%). Sorprende il ritorno dei millesimati (+4,8%), così come la forte frenata (-17%) delle cuvée de prestige. Naturalmente, il classico brut sans année continua a dominare il mercato, con quasi il 78% del totale.
Che dire? Probabilmente il 2025 non rappresenta né una ripresa né una crisi. Segna piuttosto l’ingresso della Champagne in una nuova fase: terminata quella quantitativa, la successiva significa creazione di valore. D’altronde, questo è l’unico modo per continuare a primeggiare in un mercato oramai più maturo, più selettivo e inevitabilmente più incerto. È un cambio di paradigma significativo, che si avvicina molto a quanto Anselme Selosse sostiene da anni: non cercare di vendere di più, ma vendere meglio. Avevo affrontato l’argomento nel libro La Mia Champagne: il futuro dello champagne deve essere legato a una produzione minore, ma di qualità ancora superiore. Anche a costo di pagare un po’ di più la bottiglia (aspetto, questo, che già si è concretizzato…).
