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Cuvée de Prestige

Canard-Duchêne festeggia i 150 anni… con la V!

Tra i grandi chef de cave della Champagne va senza alcun dubbio annoverato Laurent Fedou. È una sorta di ‘braccio armato’ della famiglia Thiénot, essendo il responsabile di...
di Alberto Lupetti

Champagne Canard-Duchêne V 2010

Tra i grandi chef de cave della Champagne va senza alcun dubbio annoverato Laurent Fedou. È una sorta di ‘braccio armato’ della famiglia Thiénot, essendo il responsabile di tutte le loro cantine. In particolar modo quelle della Champagne, quindi la stessa Thiénot, Canard-Duchêne, Marie Stuart e pure Joseph-Perrier. Non è champenois, Laurent Fedou, viene dal sud della Francia, però si è diplomato in enologia a Reims e poi ha avuto modo di fare esperienza in maison di primissimo piano. Nel 1985 è a fianco di Alain Thiénot, quando quest’ultimo inizia la sua avventura e se oggi gli champagne Thiénot hanno raggiunto un livello d’eccellenza lo devono a lui. E sarà per questo motivo se, nonostante Fedou mantenga sempre e comunque la supervisione su tutti gli champagne del Gruppo e dal 2003 sia chef de cave di Canard-Duchêne, dallo scorso anno si dedica in esclusiva a quest’ultima, avendo affidato ai suoi ‘allievi’ le altre maison della famiglia Thiénot (ad esempio, Nicolas Uriel per la stessa Thiénot). Tutto questo per dare l’ultima vigorosa spinta a Canard-Duchêne e farle così compiere qual salto verso l’eccellenza. Per carità, in quindici anni Fedou ha già compiuto un mezzo miracolo (quando ho parlato con lui della situazione che ha trovato al suo arrivo si è messo le mani tra i capelli) e ne sono prova la qualità raggiunta oggi da etichette come Léonie Brut, Charles VII Rosé e Parcelle 181.

Laurent Fedou
Laurent Fedou, da ben 33 anni chef de cave della famiglia Thiénot. In Canard-Duchêne ricopre questo ruolo dal 2003 e dallo scorso anno in esclusiva.

Il punto di svolta della maison, però, potrebbe coincidere con il suo 150° anniversario (è stata fondata nel 1868), per le cui celebrazioni Fedou ha preparato uno champagne speciale. “J’ai souhaité exprimer le talent et le savoir-faire de Canard-Duchêne depuis 150 ans. C’est une cuvée signature pour célébrer cette histoire singulière dont nous sommes fiers” così lo stesso Fedou a proposito di questo champagne celebrativo, tirato esclusivamente in magnum e in soli 7.000 esemplari. Uno champagne battezzato semplicemente V, in onore del fondatore Victor Canard, e frutto della sola vendemmia 2010, un millesimato, quindi. Per presentarlo, Daniele Balan ha portato Laurent Fedou in Italia, che ha tenuto due seminari-degustazioni, di cui uno a Roma. Prima di far degustare questo champagne, lo chef de cave ha voluto far capire come si lavora da Canard-Duchêne, quindi ha fatto assaggiare tre vini della vendemmia 2018 (e l’acidità un po’ troppo bassa si rivelata in tutta la sua evidenza, speriamo bene), un eccellente vino di riserva (un Pinot Noir del 2015) e la prova di dosaggio del prossimo Charles VII Blanc de Blancs. Fedou ha fatto un’interessante disquisizione sul dosaggio, innanzitutto dicendo che non gli piace parlare di quantità di zucchero – “quando vado al ristorante chiedo allo chef quanto grammi di sale ha messo?” ha fatto notare molto giustamente -, quindi che il segreto della liqueur è il raggiungimento dell’equilibrio, dell’armonia. Gli ho fatto notare che gli italiani sono un po’ maniaci del dosaggio e soprattutto degli extra-brut, al che ha aggiunto che sarebbe un errore approcciarsi alla scelta della giusta liqueur con l’extra-brut come obiettivo e che spesso un dosaggio più alto e dà una minore sensazione di dolcezza di uno basso: è solo l’assaggio a comandare. Il discorso è lungo e complicato, non a caso ne palerò diffusamente nel libro La Mia Champagne

La degustazione champagne Canard-Duchêne
La degustazione a Roma, lo scorso martedi. Prima di arrivare alla ciliegina finale (V 2010), Fedou ha presentato il lavoro della maison dai vini base alle prove di dosaggio.

Tornando al V 2010, m’è sembrato strano che uno champagne tanto importante nascesse in un’annata tanto difficile per le uve nere (che quotano il 70% dell’assemblaggio) e l’ho chiesto a Fedou. Molto onestamente, m’ha detto che hanno pensato un po’ troppo tardi alla creazione di questo champagne celebrativo e non potevano più aspettare, quindi hanno dovuto fare di necessità virtù e darsi da fare con la 2010. Però, Fedou ha potuto comunque selezionare grandi Pinot Noir nei villaggi Grand Cru di Aÿ e Ambonnay, mentre lo Chardonnay è tutto di Chouilly, pertanto Grand Cru anch’esso. E comunque, a giudicare dal risultato, lo chef de cave ha fatto proprio un gran bel lavoro! Per concludere, lo champagne ha maturato sei anni sui lieviti prima di essere dosato a 4 g/l.

V 2010

Bottiglia Canard-Duchêne V 201060% Pinot Noir, 30% Chardonnay, 10% Meunier
n. 3.729 – Naso confortante, nel senso che non tradisce le importanti aspettative create dall’etichetta. È complesso, rotondo e molto fresco, fitto e leggero allo stesso tempo, ricco nella sua indubbia eleganza, curiosamente segnato da un’anima agrumata oltre alla netta mineralità. L’assaggio mette di fronte a uno champagne brillante e tonico, nel quale la grande energia è rappresentata dalla sferzante freschezza e lo sviluppo è teso e levigato, ancora sugli agrumi e la mineralità, nonostante la sfumatura fruttata che ricorda il legame con il Pinot Noir. Ma è il finale a convincere definitivamente: minerale, tanto, parecchio, con una persistenza rimarchevole. Non è una banalità, ma è molto champagne e, soprattutto, sa esprimere la sua importanza senza mettere soggezione, ovvero offrendosi nel calice con brio, vivacità, immediatezza, senza scadere mai nella semplicità. Considerando il formato (magnum), sarebbe interessante riassaggiarlo dopo un paio di anni di invecchiamento, chissà…
Voto: 93/100

Tappo tecnico
Canard-Duchêne ha scelto il ‘tappo tecnico’ per tutta la sua produzione, V 2010 compreso. Una scelta un po’ singolare, ma, nonostante Fedou ammetta che lo champagne respiri molto meno, la ritiene una scelta necessaria per evitare il famigerato ‘goût de bouchon’.

Gran bello champagne, perfettamente bilanciato tra bevibilità e complessità, ovvero armonico ed equilibrato. Forse esce un po’ dal tipico solco stilistico di Canard-Duchêne, ma era esattamente l’obiettivo dello chef de cave: “questo champagne rappresenta una libera interpretazione, nel quale il tipo stile della maison si affranca da qualsiasi vincolo”.

All’Italia sono stati riservati 200 magnum, almeno per ora (“spero si tratti solo di una prima assegnazione”, confessa Daniele Balan), e il prezzo sarà estremamente competitivo, collocandosi sotto i 200 euro a scaffale.

Gli champagne Canard-Duchêne sono distribuiti in esclusiva da:
Balan – Tel. 049/9378058 – www.balan.it

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