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Verticale

Per i millesimati di Mailly il tempo non passa mai!

Spesso, per curiosità, chiedo agli champenois: “oltre al tuo champagne, quale altro ti piace bere?” e la risposta è, non meno di 7 volte su 10, “Mailly. Lavorano...
di Alberto Lupetti

Spesso, per curiosità, chiedo agli champenois: “oltre al tuo champagne, quale altro ti piace bere?” e la risposta è, non meno di 7 volte su 10, “Mailly. Lavorano bene”. Stiamo dunque parlando della cooperativa omonima, sita nel villaggio Grand Cru della parte nord della Montagne de Reims. Una cooperativa piccola, da mezzo milione di bottiglie, che non vende mai bottiglie sur lattes e il cui conferimento di uve a terzi è limitato a neanche il 10% del totale.

Una cooperativa nata nel 1929 per rispondere alla crisi scoppiata quell’anno e valorizzare le uve dei vigneron che la fondarono, 24 in tutto, e che al termine dei lavori giornalieri in vigna e in cantina si alternavano a scavare la cantina sotterranea. Fu l’allora presidente, Gabriel Simon, ex membro del corpo del genio che aveva scavato le trincee durante la I Guerra Mondiale, a volerla e a guidare i lavori in prima persona… I lavori finirono nel 1932 e al termine dei 77 gradini (-19 metri) le gallerie scavate nella craie si snodano per un chilometro, lungo il quale riposano tuttora le bottiglie in maturazione.

Le suggestive cantine a 19 metri di profondità, scavate a mano dai soci tra il 1931 e il 1932.

Negli anni, la cooperativa si è via consolidata come produttore, ha cambiato nome da Cooperative-Vinicole de Mailly in Société de Producteurs de Mailly Champagne e, infine, in Mailly Grand Cru, ma è sempre rimasta legata alle famiglie dei soci che la fondarono e al solo territorio del villaggio omonimo, nel quale i soci possiedono poco più di 70 ettari suddivisi in 35 lieux-dits. La sede, invece, è stata via via implementata e oggi combina un aspetto moderno con una logica strutturale che permette di lavorare esclusivamente per gravità. Prima in assoluto tra le cooperative, Mailly è certificata HVE e VDC.

Una delle vinothèque di Mailly: le vecchie annate sono conservate soprattutto con la propria liqueur, ma non manca una parte tenuta ‘sur pointe’ (quindi con le bottiglie ‘remuate’ ma non ‘degorgiate’).

Bene, perché parlo di Mailly? Nelle varie edizioni di Grandi Champagne, compresa l’ultima 2022-23, gli champagne della cooperativa si sono sempre ed effettivamente fatti ben valere, in particolare i sans année e il classico millesimato, mentre ci hanno sempre lasciati perplessi le cosiddette top cuvée. Un aspetto curioso del quale ho parlato con la responsabile export, Valérie Aigron. Alla fine, abbiamo concordato una degustazione a tema in sede con lo chef de cave, l’ottimo Sébastien Moncuit, che ha raccolto nel 2014 l’eredità di Hervé Dantan. L’appuntamento è per la mattina di mercoledì 8 dicembre scorso, presente anche il Direttore Generale Xavier Millard. Una veloce visita mi permette di apprezzare la struttura in verticale della sede e, soprattutto, il modo di lavorare, veramente rigoroso. La vinificazione avviene per parcelle e a bassa temperatura (15°C), in piccole cuve e alcune barrique, i vins de réserve sono soprattutto in botte (con profondità fino a 10 anni), la malolattica è generalmente svolta (generalmente perché Moncuit ha iniziato a bloccarla su alcuni Pinot Noir), le maturazioni sui lieviti pari ad almeno tre anni. Molte operazioni sono tuttora manuali e la definizione di “domaine de vignerons” appare tutt’altro che campata in aria.

Lo chef de cave Sébastien Moncuit, erede di una famiglia di vigneron della Côte des Blancs: nel 2014 ha raccolto l’eredità di Hervé Dantan e la sta portando avanti con grande abilità e alcune idee davveri interessanti.

È ora della degustazione. Lo chef de cave ha preparato due batterie da cinque annate ciascuna degli champagne da me chiamati in causa, quindi L’Intemporelle e Les Échansons. Le bottiglie sono tutte di dégorgement originale perché da Mailly, a parte alcune eccezioni (come le Magnum Collection e piccoli lotti di ciascun millesimato, conservarti sur pointe), le vecchie annate sono fatte invecchiare con la propria liqueur. Vediamo com’è andata.

L’Intemporelle

60% Pinot Noir, 40% Chardonnay
Selezione parcellare (esaltando quelle dove il Pinot Noir ha un carattere quasi da Chardonnay, quindi evitando potenza e ricchezza), ma sempre stesso assemblaggio, per questo champagne nato nel 1990 con l’idea di farne uno di indirizzo gastronomico. Con uno stile senza tempo, contemporaneo, da cui il nome. Fermentazione solo in acciaio, in media 6 anni sui lieviti e dosaggio ora a cavallo tra brut ed extra-brut. È prodotto soltanto nel classico formato da 75 cl in non più di 15.000 bottiglie numerate.

2013 (dég. 2020, 4,6 g/l)

Bel naso, intenso, molto tostato. Ha materia fruttata ed equilibrio. La bocca denota volume, con questo maggiormente legato agli agrumi, ed è animata da una vera e propria intensità minerale. Chiude succosa con una scorrevolezza rimarchevole. Il passare del tempo lo sta aiutando a venir fuori, per questo mi sembra un po’ più incisivo rispetto all’assaggio per la guida.
Voto: 91(91)/100

2008 Rosé (dég. 2014, 8 g/l)

La declinazione in rosa (aggiunta del 3% di vino rosso) nasce nel 2004 e il confronto con questa grande annata evidenzia al naso il carattere ‘rosso’, a dispetto della ridottissima componente di vino aggiunta. Note floreali e di piccoli frutti rossi, anche la golosità del biscotto. Bocca pulita e tesa, capace di un ottimale bilanciamento tra materia e tensione. Però non sembra un 2008 perché l’acidità non è mai scalpitante. Delicata sapidità sul finale, che denota una gradevole succosità e una lunghezza rimarchevole. Un plauso alla perfetta integrazione del dosaggio, mentre il tocco di vino rosso sembra avergli dato quel qualcosa in più, ben più che l’annata…
Voto: 92(92)/100

2004 (dég. 2010, 8,5 g/l)

Il tempo ha regalato al naso un’attraente evoluzione sulla torrefazione. Evidenzia note fumé, un tocco di brioche e uno spunto lattico. Piace soprattutto per la profondità che si avverte nel calice e bendispone per il perfetto punto di maturità. Bocca cremosa all’attacco, poi si fa sempre più asciutta di craie. Finale leggermente sapido e agrumato. C’è tutto il carattere di ‘grande bevibilità’ tipico dell’annata che, unito al tipico stile dell’etichetta, rende la bevibilità incredibilmente ‘facile’ per un vino che, all’anagrafe, segna comunque 17 anni, di cui 11 post dégorgement! Accidenti…
Voto: 92(92)/100

1999 (dég. 2007, 8,5 g/l)

Il naso stupisce perché non denota affatto solarità… incredibile! La plausibile maturità è irrisoria, comunque è tutto l’olfatto a essere piuttosto ‘chiuso’. L’attesa nel calice evidenzia note di agrume candito (bergamotto) e, soprattutto, una vitalità insospettabile. Bocca rotonda e straordinariamente fresca su sensazioni di craie. Ha volume e supporto acido/minerale, ma senza eccellere in articolazione, aspetto, questo, che sembra un po’ la caratteristica dell’etichetta. Alla fine, un vino equilibrato e in forma notevole, di straordinaria e soddisfacente bevibilità. Anche rinunciando alla complessità. Una bella sorpresa.
Voto: 92(92)/100

1990 (dég. 1998, 9 g/l)

Stenta ancor più a concedersi, quasi non volesse essere disturbato nel proprio sonno. Però, l’aspetto più clamoroso è che non sembra proprio un vino di 30 anni! Mano a mano si articola tra frutta a pasta bianca, anche sotto spirito, fiori anch’essi bianchi, leggera torrefazione, spezie. Sembra il più complesso della serie, ma non grida mai, è raffinato. Bocca rotonda, assolutamente coerente con lo stile dell’etichetta: incredibile bevibilità, ma senza picchi di complessità. E senza la benché minima maturità… Il primo della serie stile ha già tracciato il solco dello stile dell’etichetta: naso di bella articolazione e bocca leggera, con una facilità di beva pazzesca. Ad averne, sarebbe perfetto per far scoprire a chi non lo ha mai fatto uno champagne d’antan. Giustamente, Xavier Millard ne ricorda il nome, che significa… ‘senza tempo’. Appunto.
Voto: 93(93)/100

Questa piccola verticale non ha eliminato del tutto le mie perplessità, però mi ha almeno permesso di capire alcune cose. Innanzitutto, che gli champagne Mailly sono quasi insensibili al passare del tempo. Da cui il punteggio attuale e quello in prospettiva coincidenti, sì da sottolineare questo status di ‘ibernazione’. Sono champagne che, per potersi esprimere, hanno bisogno di pazienza, forse di decadi, il che potrebbe giustificarne la ridotta articolazione. D’altronde, se addirittura un 1990 di dégorgement originale appare tuttora bisognoso di cantina… In secondo luogo, l’impostazione stilistica votata alla spensierata, ancorché divertente, bevibilità, è volutamente ricercata e bisogna solo resettarsi e dissociare l’equazione cuvée de prestige = complessità. O meglio, accettare il ridotto stacco tra il classico millesimato e questa etichetta, tra l’altro prodotta pure in quantità limitata e come bottiglie numerate. Ecco, ragionando così si capisce L’Intemporelle e se ne apprezza l’immediata piacevolezza nel contesto di un carattere volutamente aérien. Non ho mai menzionato la freschezza perché, come potrete intuire, è insita in tutte le annate e a questa contribuisce senza dubbio il territorio ‘freddo’ di Mailly (il villaggio). La cui uve sono solitamente ritenute “da assemblaggio” proprio per questo motivo, invece da Mailly (la cooperativa) sembrano aver trovato la chiave per farne degli ottimi champagne mono-Cru. A cominciare dal validissimo Brut Réserve, passando per l’eccellente Millésime e fino alle cuvée de prestige.

Le due cuvée de prestige, già: visto L’Intemporelle, passiamo alla seconda, piccola verticale, che pone sotto i riflettori l’altra cuvée de prestige di Mailly, Les Échansons, forse ancora più preziosa in quanto vi si ricerca maggiore volume e un carattere ancora più gastronomico. Anche questo champagne è frutto di una rigorosa selezione parcellare e, proprio per questo motivo, solitamente è complementare a L’Intemporelle, nel senso che nelle annate in un cui è fatto uno non vede la luce l’altro e viceversa.

Les Échansons

75% Pinot Noir, 25% Chardonnay
Lo champagne più importante, creato 50 anni fa per omaggiare i sommelier e i ristoratori ambasciatori degli champagne Mailly Grand Cru. L’échanson era il coppiere del re: era il responsabile della cantina, doveva scegliere il miglior vino a seconda dell’occasione, servirlo, farlo apprezzare.

L’assemblaggio rispecchia la proporzione delle uve del villaggio Grand Cru, ma si cerca di privilegiare le vigne più vecchie e le parcelle con suolo più argilloso. Nella fermentazione entra anche un po’ di legno (10-15%) e la maturazione sui lieviti è più lunga, pari a non meno di sette anni. Anche in questo caso, lo champagne è prodotto in quantità limitata, ma inferiore (6.000-6.500 bottiglie), e numerata.

Abbiamo assaggiato 2012 (attualmente sul mercato), 2008, 2002, 1998 e 1988. Che dire? Estremizza L’Intemporelle, nel senso che propone nasi interessanti, anche coinvolgenti, ma bocche in apparenza fin troppo sottili, eccessivamente aérnienne, ancorché raffinate. O meglio, di una tale freschezza da sembrare in debito di evoluzione e per questo la gustativa è quasi monocorde su questa freschezza. Così, se L’Intemporelle non sente il tempo, Les Échansons appare addirittura ‘ibernato’. Pertanto, riporto le impressioni del più vecchio della verticale, che alla fine mi è proprio piaciuto e l’ho veramente goduto.

1988 (dég. 2000, 6 g/l)

Olfatto piacevolmente rotondo ed elegante, incredibilmente vitale. Anche in questo caso, l’età anagrafica è ben di là dall’essere intuibile. È fitto nella trama agrumata e minerale, pulito ed energico. Sorprende l’assenza di aromi terziari tipo torrefazione e tostature, semmai si avverte una leggera speziatura. Bocca di una freschezza e una tonicità spiazzanti. Va bene l’annata, ma questa vitalità è veramente impensabile per un vino di quasi sette lustri e con 21 anni di dégorgement! Altrimenti è speculare all’olfatto, quindi agrumata e minerale, elegante più che sottile, di gustosa e interminabile bevibilità.
Voto: 94(94)/100

Ecco le due piccole verticali degli champagne di punta di Mailly, che hanno messo in campo una capacità di sfidare il tempo da record.

Come concludere? Forse sono io che pretendo troppo, perché questi champagne hanno finezza, freschezza e grande bevibilità, a prescindere dal tempo che passa. Il mio problema, come ho spiegato a Millard e Moncuit durante la degustazione, è l’aspettativa che si ha passando dai sans année, al classico millesimato e alle due top cuvée: ci si aspetta maggiore complessità, invece si trovano maggiore freschezza e bevibilità. Forse, però, hanno ragione loro: il grande vino non è quello la cui bottiglia finisce in un lampo e spensieratamente?

Con questo articolo spero di ricominciare a ridare finalmente regolarità alle pubblicazioni qui sul sito, nel frattempo colgo l’occasione per augurare a tutti i lettori Buon Natale!

Gli champagne Mailly Grand Cru sono distribuiti in esclusiva da:
Marchesi di Barolo – tel. 0173/564419 – www.marchesidibarolo.com

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