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Dieci champagne per chiudere al meglio il 2022!

Ma anche per dare il benvenuto al 2023, ovviamente. Non è una classifica e non è neanche un elenco assoluto in base al valore di ciascuno champagne. No....
di Alberto Lupetti

2023 brindisi con champagne

Ma anche per dare il benvenuto al 2023, ovviamente. Non è una classifica e non è neanche un elenco assoluto in base al valore di ciascuno champagne. No. Si tratta, invece, di idee che mi sono venute in mente così, d’istinto, ovvero di una serie di champagne che mi hanno particolarmente colpito nel corso di quest’anno, sulla base di almeno due assaggi, però, sì da avere la certezza che si non tratti di un’infatuazione momentanea dettata da quella singola bottiglia in quel momento specifico…

Buon divertimento e, soprattutto, Buon Anno a tutti!

Terre de Rosé

Régis Poissinet

(Première Italia)
Un vero colpo di fulmine: quando ho assaggiato per la prima volta questo champagne non ci potevo credere! Unico nel suo gusto che rifugge ogni dolcezza, anche piacevolmente stuzzicato da un legno più tostato che boisé, infine quasi irresistibile nella vibrante e fresca trama gustativa. Il simpaticissimo vigneron (Régis) fa comacerare il Meunier (75%) con lo Chardonnay, quindi fermenta in legno e, al temine della maturazione sui lieviti, dosa pochissimo lo champagne. Peccato la produzione sia inferiore alle 1.000 bottiglie… Ah, dal 2008 Régis è biodinamico e, a giudicare dai risultati, sa seguire questa pratica come pochi!

Krug Grande Cuvée 170ème

Krug

(Moët-Hennessy Italia)
Non poteva mancare un Krug… soprattutto nell’anno di uscita del libro Krug, la mia passione! Però non tiro in ballo né Krug 2008, né Krug Clos du Mesnil 2008 (peraltro stratosferici, ci mancherebbe), bensì Krug Grande Cuvée. C’è voluto tempo, ma alla fine ho capito che è questo il Krug più rappresentativo e identitario, oltre che il più coinvolgente. La Krug Grande Cuvée attualmente sul mercato è la 170ème Édition, che, partita più sul fronte della piacevolezza, sta mano a mano mettendo in campo una verticalità, un’energia insospettabili. Buona, buonissima, conferma il cambio di passo a partire dalla 166ème

Brut Nature Rosé 2015

Louis Roederer

(Sagna)
Con la sua terza uscita (2012), il non dosato di Roederer si è proposto anche in rosa, per poi bissare anche con la quarta uscita. Però, se il Brut Nature 2012 vedeva la versione bianca prevalere sulla rosata, con i due 2015 i valori in campo si sono invertiti e il Brut Nature Rosé 2015 colpisce per equilibrio e innata piacevolezza. La metodologia è la classica Roederer con ‘l’infusione a freddo’ del Pinot Noir (20% dell’assemblaggio) prima della comacerazione con la base bianca, frutto, questa, della pressatura delle tre varietà insieme dello stesso vigneto (‘La Rivière’, a Cumières). L’annata 2015 è piena di insidie, ma in questo caso Lécaillon sembra proprio aver calato l’asso: champagne preciso, sottile e solido allo stesso tempo, raffinato e sensuale. E provate a dire che non sia dosato…

Brut Rosé

Egly-Ouriet

(Famiglia Cotarella)
Oramai avrete capito che ritengo Francis Egly uno dei migliori produttori di champagne in assoluto, tanto da meritare un posto al sole nell’ipotetico podio assoluto. Bene, però questo rende ancora più difficile scegliere un solo champagne della gamma… Vado su quello che berrei più spesso e più volentieri, quello che sa anche sposare diverse occasioni sia a tavola, sia fuori da questa. Secondo Francis, un grande rosé altro non è che “un grande champagne bianco con un tocco di grande vino rosso”. E il grande champagne in questo caso è il suo celeberrimo Grand Cru (70/30 PN/CH) aggiunto del 5% del suo altrettanto celebre Coteaux Champenois Rouge. È il rosé che non ti aspetti, anzi è assai poco classicamente rosé, ma è proprio questo il suo segreto.

Fleur de Passion 2013

Diebolt-Vallois

(Partesa)
Se non è il migliore blanc de blancs – almeno secondo chi scrive – quantomeno non ha alcun timore reverenziale nei confronti di mostri sacri come il Comtes de Champagne, il Blanc des Millénaires, il Louis Salmon, il Krug Clos du Mesnil, naturalmente. Creato da Jacques Diebolt nel 1989 (ma la prima annata sul mercato è stata la 1995) sulla base degli insegnamenti del nonno (vecchie vigne di Cramant, fermentazione in legno, niente malolattica, lunga sosta sui lieviti), sa esprimere con profonda complessità e nobile finezza la grande Côte des Blancs. Forse la più grande. Che l’annata 2013 sembra ver addirittura sublimato con la sua fresca essenzialità… Ha solo due ‘difetti’: se ne fa troppo poco e ha bisogno di tanti anni per dare il meglio di sé.

DMY

Alexandre Filaine

(Famiglia Cotarella)
Fabrice Gass è un grande. Oramai lo avrete capito. E grande lo è non soltanto per il suo savoir-faire unico, ma anche perché ha saputo affinare negli anni il carattere dei suoi champagne, senza rinnegarne la personalità. Mai. Non è facile, ma Fabrice c’è riuscito con l’ottimizzazione della liqueur (da lui prodotta, altro che MCR!), mentre la formula dell’assemblaggio di due annate sembra rivelarsi sempre vincente. Mi piace la Spéciale, ma adoro letteralmente il DMY, nel quale un po’ più di Pinot, la maggiore permanenza sui lieviti e il tiraggio sous liège gli donano un insieme di levigatezza, verticalità e potenza che ne fanno… un grande champagne. Immancabile.

Empreinte 2015

Geoffroy

(Apoteca)
Di mio preferisco lo Chardonnay al Pinot Noir, quindi i blanc de blancs. Al massimo gli assemblaggi. Tuttavia, ci sono alcune eccezioni che confermano la regola e una delle pochissime – almeno per il sottoscritto – è questo blanc de noirs formato Jean-Baptiste Geoffroy, che lo trasforma tale con la vendemmia 2014, dopo che era sempre stato un 70/30 (PN/CH). Solo tre parcelle di Cumières compongono oggi questo champagne, fermentato in legno senza malolattica e dosato pochissimo, e se il 2014 aveva rappresentato una sorpresa, il 2015 stupisce letteralmente, soprattutto ora, con un anno di dégorgement. Qui nobiltà e struttura fanno rima con piacevolezza a fronte di un’interpretazione del territorio semplicemente magistrale.

Louis 2008

Billecart-Salmon

(Velier)
L’ho chiamato in causa poco fa… Uno dei più grandi blanc de blancs, prodotto dalla maison a partire dal 1979 sulla base di quattro Grande Cru della Côte des Blancs: Avize per la ricchezza, Cramant per la struttura, Le-Mesnil per la longevità e Chouilly per la finezza. Con il 2006 ha preso il nome di Louis Salmon, fratello di Elisabeth e primo chef de cave della maison, mentre negli anni è stato via via implementato con la progressiva introduzione di circa 1/3 di legno e la malolattica parziale. Il 2008 va oltre l’annata in quanto fonde l’energia di questa con una ricchezza rimarchevole e se sa conquistare già ora non immagino cosa sarà capace di fare con il tempo. Magari eguaglierà i mostruosi 1990 e 1988. O li supererà…

Les Chemins d’Avize 2014

Larmandier-Bernier

(Teatro del Vino)
Pierre Larmandier è un bravissimo vigneron, soprattutto da qualche anno a questa parte, quando sembra aver trovato la quadra delle sue idee, tra biodinamica e legno. Così non mi sono affatto sorpreso di trovarmi di fronte ad assaggi sempre più convincenti da un paio di anni a questa parte. Però, devo confessare il mio stupore di fronte a questo champagne, complice anche l’annata tutt’altro che esaltante. È il perfetto punto d’incontro tra un grande vino e un grande champagne. Soprattutto è talmente gustoso che smetti di pensare e lo bevi per il puro piacere che ti dà… Stavolta ha messo in riga i più noti e blasonati Vertus e Cramant. Chapeau.

Le Rosé

Jean-Philippe Trousset

(Alberto Massucco Champagne)
Ho visto crescere questo vigneron anno dopo anno, ho percepito il costante miglioramento dei suoi champagne, sono stato contento di veder queste mie impressioni confermate da altri vigneron di fama oramai universale. Però c’è uno champagne che a Jean-Philippe riesce particolarmente bene: il rosato. Per il quale sviluppa un assemblaggio diverso (con più Chardonnay) rispetto al Crème e per il quale acquista il vino rosso ogni volta da un diverso vigneron amico secondo la sensazione dell’annata. È un rosé più sull’agrume e la mineralità scura che sul frutto, per questo piace, mentre freschezza e tensione gli permettono di compiere quel salto di qualità che lo fa apprezzare anche dagli appassionati più esigenti. Se solo Jean-Philippe facesse un po’ più delle canoniche 5.000 bottiglie… Ma so che non le farà mai: il suo rigore è tale che non derogherà mai all’eccellenza.

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10 risposte a “Dieci champagne per chiudere al meglio il 2022!”

  1. Sono d’accordo col maestro su tutte le scelte, soprattutto per la non banalità dei suggerimenti, che è poi uno dei principali motivi per cui si legge un blog…
    Tuttavia non capisco le “riserve” se così vogliamo chiamarle, sulla 15. A mio parere una grande annata, ancorché non di grande longevità, finora superiore alla 16 e nettamente migliore della 17. Specie in Cote de Bar. Questo ai miei assaggi, infinitamente minori dei vostri.

    • La 2015 è stata un’annata molto calda e, soprattutto, secca. Lo Chardonnay ha sofferto e questo lo dimostra la ‘pesantezza’ dei blanc de blancs già usciti. Come tutte le annate calde, rivelerà il suo valore con il tempo, ma sulla 2015 io non ci scommetterei. Anzi, temo che faccia la fine della 2002, oggi sempre più matura e ‘pesante’…
      Invece mi aspetto grandi cose dalla 2016 e se il buongiorno si vede dal mattino…

  2. Buongiorno Alberto, ho finalmente bevuto, in questi giorni di festa, il Grand Cru di Egly-Ouriet degorgement 2020 che avevo in cantina da un anno; superlativo, tra i migliori champagne che ho avuto la fortuna di assaggiare. Appena un filo sotto il 744 di Jacquesson e in terza posizione, comunque molto buono ma ancora troppo “giovane”, l’ultima fatica di casa Roederer, il 243.
    A proposito di quest’ultimo, lo ha già assaggiato e cosa ne pensa, rispetto il 242? Grazie come sempre.

    • Egly-Ouriet? Non mi sorprende. Però sono stupito che lo metta dietro al seppure ottimo 744… Alla lunga potrei essere d’accordo con lei, al momento no. Se posso. D’altronde i gusto son gusti, ci mancherebbe!
      Il 243 lo trovo più cornico ed elegante del 242, che per me continua a essere interlocutorio.
      Saluti

      • Ho dimenticato la virgola dopo il “sotto”. Intendevo che il 744 l’ho trovato “inferiore” all’ Egly Ouriet, anche se molto buono. Grazie

          • Ormai il 744 è andato… Ho ancora un 745 in cantina, immagino stessi lunghi tempi di attesa.
            Ho anche un Les Vignes de Bisseuil, dégorgement aprile 2022, che immagino convenga aspettare ancora un poco, prima di assaggiarlo.
            Grazie.

          • 745 è della vendemmia 2017. Non una grandissima annata. Non attenderei più di tanto. Diverso il discorso del Bisseuil di Egly, che dovrebbe essere la seconda uscita, quindi 2017+2016. Qui dipende dalla propria capacità di resistenza…

  3. Buongiorno e buon anno! Interessantissimo articolo! approfitto della menzione del Krug 2008 per una domanda: ne ho una bottiglia in cantina, quando mi consigli di berla? So che potrei anche aspettare decenni (un po’ come bersi oggi un 88), ma pensavo piuttosto questa primavera (“chi vuole esser lieto sia…”), salvo se fosse veramente troppo giovane e non vorrei sprecare una bottiglia di questo valore! (PS. Ho il libro su Krug e sono impaziente di iniziarlo, magari troverà lì una risposta…). Grazie mille!

    • La domanda del secolo: quando stappare quella bottiglia… La capacità di resistere e la curiosità giocano un ruolo fondamentale, quindi la prossima primavera, che significherà circa due anni e mezzo di dégorgement, ci può stare…
      Santé!

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