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La Champagne resta così com’è!

Avrete senza dubbio sentito parlare della possibile revisione della superficie AOC Champagne, ossia di aggiungere nuove zone dove è possibile piantare vigne per produrre champagne. Chi ha partecipato...
di Alberto Lupetti

veduta aerea delle vigne nella AOC della champagne
Avrete senza dubbio sentito parlare della possibile revisione della superficie AOC Champagne, ossia di aggiungere nuove zone dove è possibile piantare vigne per produrre champagne. Chi ha partecipato alle mie Masterclass formative e/o ha letto il mio libro ‘La Mia Champagne’ ricorderà che c’è un progetto per aggiungere 5.000 ettari ai 34.000 esistenti (34.189, per la precisione, stabiliti dalla legge del luglio 1927). Questo progetto, però, ancorché approvato, è fermo in un cassetto dal 2008.

Bene, pare che da quel cassetto non uscirà mai.

Infatti, il 21 ottobre 2026, il Syndicat Général des Vignerons de la Champagne (SGV) ha ufficialmente comunicato di interrompere il processo di revisione dell’area AOC Champagne, avviato nel 2003. La decisione è motivata dai profondi cambiamenti climatici ed economici intervenuti nel frattempo. Negli ultimi vent’anni, la temperatura media della regione è aumentata di circa 1 °C, modificando le condizioni di maturazione delle uve e questo potrebbe incidere sui criteri che hanno portato all’ipotesi della nuova delimitazione. Poi, anche il mercato dello champagne è cambiato: le esportazioni sono passate dal 41% dei primissimi anni Duemila, al 58% del 2025, il che ha esposto maggiormente le vendite di champagne alle tensioni internazionali. Ecco, allora, che Maxime Toubart, presidente del SGV, ha giustamente dichiarato che “prima di ridisegnare l’area della denominazione, dobbiamo riflettere sullo Champagne che vogliamo produrre domani”.

Fosse la volta buona che, come avevo ipotizzato nel libro ‘La Mia Champagne’, si andrà verso una Champagne che produce meno (250-280 milioni di bottiglie, non più), ma produce meglio?


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