commenta
Degustazioni Senza categoria

Gosset fa ‘bingo!’ senza dosaggio

Nuovo champagne in casa Gosset, che è anche il primo pas dosé della storia della Maison. Per pochi giorni non siamo riusciti a inserirlo nella guida (Grandi Champagne...
di Alberto Lupetti

Nuovo champagne in casa Gosset, che è anche il primo pas dosé della storia della Maison. Per pochi giorni non siamo riusciti a inserirlo nella guida (Grandi Champagne 2026/27, dove invece trovate Grande Réserve, Grand Millésime 2016 e Célébris 2012), ma rimediamo presentandolo qui dopo averlo assaggiato a metà dicembre 2025 insieme a Odilon de Varine, anima tecnica e dirigenziale di Gosset.

Odilon de Varine
Odilon de Varine, anima della Gosset del XXI secolo, durante la degustazione.

Prima di andare a conoscere da vicino l’inedito champagne della Maison di Epernay, però, vorrei raccontare l’interessante riflessione fatta con Odilon a proposito del dosaggio. Lo champagne è oramai stabilmente orientato verso l’extra-brut, oltre a sempre più pas dosé, ma, dopo un quarto di secolo di questa tendenza, gli champenois iniziano a chiedersi se rinnegare dosaggi più elevati – che hanno accompagnato lo champagne nel momento del suo maggiore sviluppo, non lo dimentichiamo – sia la scelta giusta. Guarda caso, il giorno prima Jean-Baptiste Lécaillon mi aveva confessato come e quanto stesse riflettendo sul tema del dosaggio, che non doveva essere più visto come il demonio nel caso di livelli di brut classico. Inoltre, proprio Odilon de Varine mi ha parlato di una riunione fatta con diversi chef de cave su questo argomento, dalla quale è scaturita un’ipotesi attraente: proporre il medesimo champagne con due dosaggi diversi. Uno molto basso, se non proprio zero, da bere senza attendere e/o comunque indirizzato agli appassionati; un altro dosato in maniera importante, almeno per quanto riguarda i canoni odierni (quindi 8-11 g/l), destinato al lungo invecchiamento e/o a un pubblico più ampio. L’idea, a mio avviso, è geniale, visto che oramai sappiamo bene che i non dosati difficilmente vanno oltre alcuni anni dal dégorgement e, al contrario, sono gli champagne dosati a sfidare il tempo (vedasi il caso più clamoroso del Brut Réserve di Charles Heidsieck, oppure la stessa Grande Réserve di Gosset), potendo superare anche i vent’anni di invecchiamento. Staremo a vedere, resta il fatto che l’ossessione per i dosaggi bassissimi o nulli sembra perdere slancio. Forse giustamente, anche perché sentire gente che al wine-bar o al ristorante chiede “un pas dosé” (e sottolinea ‘un’ generico) è di una miopia desolante…

Cantina Gosset
Se la lunghissima sosta in cantina è ‘normale’ per i millesimati Gosset, i 10 anni del nuovo non millesimato Zéro sono a dir poco stupefacenti.

Non dosare uno champagne, comunque, richiede alcune ‘attenzioni’. Innanzitutto, deve essere pensato per essere tale, altrimenti si rischia una contrazione della chiusura della gustativa, se non proprio delle rigidità palatali. In secondo luogo, essendo lo champagne un vino storicamente dosato al fine di limare le asperità dell’acidità, è necessaria una lunga sosta sui lieviti per compensare la mancanza dello zucchero aggiunto. In proposito, vorrei ricordare che chi si cimenta con i pas dosé da quasi mezzo secolo e vanta oggi un’intera gamma di champagne senza dosaggio, Tarlant, ha sempre affermato con Benoît che “il tempo è il mio dosaggio”.

Bene, per creare il primo champagne non dosato della storia di Gosset, Odilon de Varine ha fatto suoi proprio questi due pilastri dei pas dosé: assemblaggio ad hoc e lunghissima sosta sui lieviti. Ecco, dunque, lo Zéro, che vuole incarnare lo stile Gosset senza concessioni anche a fronte dell’assoluta assenza di dosaggio. Odilon ha scelto vini del 2013 tenuti ben 18 mesi in cuve sulle fecce nobili (tiraggio tardivo) prima di sviluppare un assemblaggio sbilanciato sullo Chardonnay (pilastro stilistico della Gosset attuale) e vins de réserve intorno al 10%, impiegati come “il sale e il pepe in cucina”. Nel dettaglio, la fermentazione è avvenuta in acciaio senza malolattica, i Cru selezionati per l’assemblaggio sono Ambonnay. Bouzy, Cumières, Rilly, Avize, Cramant e Villers-Marmery, mentre la sosta sui lieviti è durata il periodo record (per un sans année, ma anche per un millesimato non è poco…) di 10 anni.

Zéro

Bottiglia Gosset Zéro Dosage38% Pinot Noir, 62% Chardonnay
dég. II trim. 2025 – Il naso si propone estremamente coerente con lo stile della Maison, con una maturità ben calibrata. È ricco ma misurato, di sicuro fascino, giocato su frutti gialli e bianchi freschi, accenni floreali e una chiara impronta di craie, a conferire definizione e precisione all’insieme. Colpiscono pulizia e precisione. La bocca è avvolgente ma slanciata, animata dalla sapidità e da una nitida trama agrumata. Tornano pulizia e precisione, ma emergono anche definizione e finezza, senza mancare di avvolgenza, con la progressione salina che porta a chiudere con una lunga persistenza sulla craie. Buonissimo e, soprattutto, non sembra affatto privo di dosaggio, il che è clamoroso quando si ricorda che è un vino senza malolattica…
Voto: 94(94)/100

(ha contribuito alla degustazione Vania Valentini)

Raramente mi è capitato di assaggiare uno champagne non dosato tanto buono. Sì, è naturalmente e istintivamente ‘buono’, ossia è una di quelle bottiglie che ti danno soddisfazione senza se e senza ma, finendo poi allegramente… Non lo ritengo uno champagne da invecchiamento e Odilon de Varine ha convenuto con me, ma ben vengano champagne ‘pronti da bere’, come si suol dire. Speriamo non resti un episodio isolato, come avvenuto purtroppo con altre etichette Gosset, che ci hanno stupito, ma senza poi concedere il bis…

www.champagne-gosset.com

L’azzurro è il colore scelto per lo Zéro, sì da simboleggiare precisione, purezza, tarsparenza…

Suggerimenti a tema:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.