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Comtes de Champagne: lo Chardonnay al top!

L’ho detto, l’ho scritto e lo ripeto: per me ci sono quattro blanc de blancs assolutamente straordinari. I migliori se preferite, dove con ‘migliori’ intendo non solo la...
di Alberto Lupetti

bottiglia taittinger comtes de champagne

L’ho detto, l’ho scritto e lo ripeto: per me ci sono quattro blanc de blancs assolutamente straordinari. I migliori se preferite, dove con ‘migliori’ intendo non solo la loro intrinseca eccellenza, ma anche il non aver sbagliato una sola uscita: Substance (Jacques Selosse), Fleur de Passion (Diebolt-Vallois), Clos du Mesnil (Krug) e… Comtes de Champagne (Taittinger).


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Dei quattro citati, il Comtes de Champagne è stato il primo a nascere, cosa che avvenne con la vendemmia 1952: lo ideò Claude Taittinger, zio di Pierre-Emmanuel. Però non si trattava del primo blanc de blancs della Maison di Reims, a dispetto del dubbio che potrebbe far sorgere il romanzo Casino Royale. In un passaggio, Ian Fleming fa dire a James Bond “Taittinger blanc de blancs is probably the finest champagne in the world…”. Cosa c’è di strano? Beh, il libro fu pubblicato nel 1953, quindi l’anno che il primo Comtes de Champagne fu messo nelle cantine di Taittinger per uscirne cinque anni più tardi, quando fu presentato come la cuvée de prestige di Taittinger. Il creatore dell’agente segreto più famoso al mondo era amico di Claude Taittinger e volle creare aspettative attorno al futuro champagne? Nulla di tutto questo. Più semplicemente, la Maison faceva già un blanc de blancs millesimato e sembra che fu il Blanc de Blancs 1943 quello di cui parla Fleming nel romanzo. Per la cronaca, Taittinger sarà ancora presente in Al servizio segreto di Sua Maestà (Comtes 1953, il secondo della storia) e Octopussy (Prestige Rosé), sebbene nei rispettivi film gli champagne siano poi differenti.

Alcune edizioni di ‘Casino Royale’, primo romanzo che vede protagonista James Bond e… Taittinger.
Alcune edizioni di ‘Casino Royale’, primo romanzo che vede protagonista James Bond e… Taittinger.

A ogni modo, Claude Taittinger, partendo proprio dalla tradizione dello Chardonnay in purezza propria di Taittinger (è nel 1945 che François Taittinger, fratello di Claude, lega definitivamente lo stile della Maison all’uva bianca), rilancia e plasma il Comtes de Champagne, che debutta ufficialmente nel 1957. Da allora, a parte la forma della bottiglia, lo champagne si è costantemente evoluto. Nel corso degli anni è cresciuto il tempo di sosta sui lieviti, passando dai quattro anni del debutto ai dieci attuali, e anche l’etichetta è stata via via modificata. Personalmente preferisco la seconda, decisamente affascinante, ma è questione di gusti…

Claude Taittinger e il ‘suo’ primo Comtes de Champagne, millesimo 1952.
Claude Taittinger e il ‘suo’ primo Comtes de Champagne, millesimo 1952.

Poi, la cuvée de prestige di Taittinger ha beneficiato di una parziale apertura al legno: dal millesimo 1989, circa il 5% dei mosti è fermentato in barrique. Questo, ha comportato anche l’introduzione di vini di Chouilly nell’assemblaggio, visto che sono soltanto i mosti di questo villaggio a essere fermentati in legno. Da quel momento, il Comtes è fatto con cinque Grand Cru della Côte des Blancs. I cinque di fatto, se permettete, visto che Oiry è in realtà la parte pianeggiante di Cramant e Chouilly… Nel dettaglio, Avize e Le-Mesnil sono sempre preponderanti, o meglio, rappresentano l’impalcatura del Comtes, di Chouilly ho appena detto, mentre Oger e Cramant vanno a completare l’assemblaggio. Ricordo che Chouilly e Oger sono classificati Grand Cru dal 1985.

Invariata, come detto, la forma della bottiglia, che riprende quella utilizzata dai monaci dell’Abbazia di Saint-Nicaise. Nelle cantine di Taittinger c’è una vetrata artistica che mostra lo Zar Pietro Il Grande durante la visita alle cantine dell’Abbazia nel 1717: in mano, il sovrano ha una bottiglia identica a quella attuale del Comtes.

Infine, il nome. Per oltre tre secoli, durante il Medioevo e sotto il governo dei ‘Conti di Champagne’ (dinastia di sovrani della contea, da cui il nome, dal 930 al 1316), in particolare di Thibaud IV, il potere della regione della Champagne raggiunse un livello elevatissimo, con una sfera d’influenza non solo politica, ma anche economica, artistica e spirituale. Inoltre, una leggenda vuole che, tornando dalle crociate, Thibaud IV abbia portato in Champagne una varietà d’uva bianca che avrebbe poi dato vita allo Chardonnay. Avendo poi Pierre Taittinger acquisito negli anni ‘30 il palazzo, nel centro di Reims, residenza proprio del ‘Conte di Champagne’ Thibaud IV, suo figlio ha avuto l’idea di intitolare il nuovo champagne a questa nobile dinastia.

Dalla sua nascita, il Comtes de Champagne è stato prodotto soltanto nelle migliori annate, quaranta fino a oggi: 1952, 1953, 1955, 1959, 1961, 1962, 1964, 1966, 1969, 1970, 1971, 1973, 1975, 1976, 1979, 1981, 1982, 1983, 1985, 1986, 1988, 1989, 1990, 1993, 1994, 1995, 1996, 1998, 1999, 2000, 2002, 2004, 2005, 2006, 2007, 2008, 2011, 2012, 2013, 2014…

Una pubblicità (Taittinger è stata la prima maison de champagne a fare le inserzioni in giornali e riviste) degli anni ‘60 sottolinea in maniera arguta, sagace proprio il fatto che il Comtes venisse (e venga tuttora) fatto soltanto in alcune annate.

Pubblicità (Taittinger è stata la prima a fare delle inserzioni) del Comtes de Champagne. La più recente vede in campo lo stesso Pierre-Emmanuel.
Pubblicità (Taittinger è stata la prima a fare delle inserzioni) del Comtes de Champagne. La più recente vede in campo lo stesso Pierre-Emmanuel.

E, a proposito di pubblicità, sapevate che fu un’altra pubblicità Taittinger a ispirare Anselme Selosse nel lontano 1972?

Nel 1972 Taittinger lanciò una campagna pubblicitaria con dei cartelloni stradali con questo slogan: ‘Taittinger, ne serait ce qu’une seule fois dans la vie’ (‘Taittinger, almeno una volta nella vita’, N.d.A.). Ecco, mi son detto, quando tutti parlano di superfici vitate o di numero di bottiglie, invece c’è qualcuno che fa passare un messaggio diverso: ‘se c’è qualcosa che dovreste assaggiare come champagne, questo dovrebbe essere Taittinger, anche una sola volta nella vita’. Il messaggio mi ha colpito, mi ha addirittura influenzato, tanto da diventare una delle frasi che fa parte dei miei mantra, uno dei miei strumenti di pensiero. Torniamo così alla mia idea di ‘diverso e desiderabile’…

(estratto dal – prossimo – libro ‘Anselme Selosse, l’uomo cha ha cambiato la Champagne e il suo vino’)

 La verticale di Comtes de Champagne, attraverso tre decadi, tra annate memorabili e altre più complicate. Le bottiglie più vecchie non avevano l’etichetta originale: tutte recavano la versione più aggiornata.
La verticale di Comtes de Champagne, attraverso tre decadi, tra annate memorabili e altre più complicate. Le bottiglie più vecchie non avevano l’etichetta originale: tutte recavano la versione più aggiornata.

Nel 2011 ebbi l’occasione di fare una bellissima verticale di Comtes de Champagne con Pierre-Emmanuel e Clovis Taittinger (tre bianchi e due rosé tra il 1989 e il 1999), poi nonostante tanti altri incontri, sempre accompagnati da bottiglie memorabili, non c’è più stata un’occasione del genere. Fino a quando ho voluto ‘rinverdire’ i fasti insieme allo chef de cave Alexandre Ponnavoy, che di annate ne ha preparate addirittura sei di bianchi e ben cinque di rosé! In questa sede vi racconto i primi…

Lo chef de cave Alexandre Ponnavoy durante la degustazione.
Lo chef de cave Alexandre Ponnavoy durante la degustazione.

Comtes de Champagne

100% Chardonnay

comtes de champagne 2014

2014

legno 8%, dosage 8 g/l, dégorgement gen. 2025

Per i dettagli di questo vino rimando alla guida Grandi Champagne, l’attuale edizione 2026/27. Anticipo soltanto che si tratta di un Comtes eccezionale, con un notevolissimo potenziale evolutivo tale da proiettarlo tra i migliori di famiglia, sebbene inaspettato.

95(98)/100

comtes de champagne 2007

2007

legno 4%, dosage 9 g/l, dégorgement dic. 2018

Champagne ricco, denso, profondo. Il naso tende soltanto alla maturità, a fronte di una trama agrumata (cedro) con spunti speziati esotici e leggere tostature. Bocca rotonda, concentrata ma leggera, ossia cremosa ed elegantissima, animata da una freschezza vitale, con una progressione vibrante e la chiusura crayèuse. Stupisce la bevibilità, al limite dell’irresistibile. Lo chef de cave lo trova estremamente identitario e sono d’accordo, però aggiungo il fatto che è forse l’esempio più eclatante di come un’annata dai grandi contrasti (vendemmia di agosto, ma acidità elevata) possa anche stupire. Eccellente.

98(98)/100


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