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Non solo Champagne

Spumante al top: Riserva Lunelli by Ferrari

Da champagnista convinto, non escludo però a priori gli altri vini spumanti, men che meno i nostrani, che oramai su muovono su livelli qualitativi davvero elevati. Pertanto queste...
di Alberto Lupetti
vigneti di Ferrari, piantati a Chardonnay
Villa Margon: attorno a questo complesso cinquecentesco sorgono i migliori vigneti di Ferrari, piantati a Chardonnay: è da qui che poi nascono le due riserve Giulio Ferrari e Lunelli.

Da champagnista convinto, non escludo però a priori gli altri vini spumanti, men che meno i nostrani, che oramai su muovono su livelli qualitativi davvero elevati. Pertanto queste pagine daranno spazio anche a loro, nella categoria “Non solo champagne”. D’altronde, già lo stesso nome di questo sito annuncia in un certo modo universalità: “le mie bollicine”…

Così, oggi, esordisce questa nuova sezione e lo fa proprio con uno spumante italiano di un nome del calibro di Ferrari. Quindi, per gli amanti delle denominazioni e di quanti vogliono soffrire a tutti i costi del complesso nei confronti della AOC Champagne, si tratta di un Trento DOC. Ma, a pensarci bene, la cantina trentina guidata dalla famiglia Lunelli ha acquisito una tale fama che oggi ci si può perfino permettere di dire genericamente “un Ferrari” per chiedere un bicchiere di vino spumante prodotto da questa bella realtà. Insomma, il nome del produttore è andato oltre lo stesso vino e la stessa denominazione.

Ma lasciamo le elucubrazioni e veniamo al vino, che, però, non è né il gustosissimo Perlé Rosé, né il nobile Giulio Ferrari, bensì il Riserva Lunelli, ultimo nato in casa Ferrari e primo a portare il nome della famiglia che acquistò la cantina dal “sior Giulio” nel 1952 e da allora l’ha fatta crescere con passione impegno.

Il Riserva Lunelli è uno spumante Ferrari nato nel 2002, una grande vendemmia per i vini da spumante, in Francia come in Italia, ma è stato anche l’anno del centenario di casa Ferrari (fondata da Giulio nel 1902) e, come abbiamo visto, pure del cinquantenario dei Lunelli alla guida. Per questo, la famiglia trentina ha pensato bene di realizzare qualcosa di speciale. Personalmente trovo i Lunelli più a loro agio con lo Chardonnay che con il Pinot Noir, come dimostrano la Riserva del Fondatore Giulio Ferrari e ancor più proprio il Riserva Lunelli, Metodo Classico blanc de blancs da sole uve di proprietà provenienti da Villa Margon, quindi le stesse del Giulio. Ma, a differenza di questo, i mosti sono fermentati in grandi botti di rovere austriaco, come faceva Bruno Lunelli: un vero e proprio ritorno alle origini. Al termine, il vino è imbottigliato e lasciato non meno di sei anni sui lieviti. Dopo la sboccatura, il vino è dosato da extra brut. Si trova in enoteca tra i 38,00 e i 45,00 euro.

spumanti Ferrari, Marcello Lunelli
Marcello Lunelli, enologo e vicepresidente di Ferrari.

In proposito, Marcello Lunelli, enologo e vicepresidente di Ferrari, mi racconta: “abbiamo voluto riscoprire il fascino del rovere austriaco per permettere al Ferrari Riserva Lunelli di acquisire la complessità aromatica che lo rende unico. Oggi come allora. E tanto oggi nell’avveniristica cantina alle porte di Trento, quanto allora in una minuscola cantina a due passi dal Duomo, Ferrari, con la medesima passione, si conferma pioniere nella tensione all’eccellenza senza compromessi”.

E ancora: “l’origine delle uve racconta l’anima stessa del Ferrari, lo Chardonnay della Riserva Lunelli nasce, infatti, nei vigneti di grande vocazione che ricamano l’alta collina a ridosso di Villa Margon, lo splendido complesso cinquecentesco che del Giulio esprime l’essenza. E se l’essenza di questo è innanzitutto eleganza, la Riserva Lunelli è il naturale complemento della collezione di etichette della Casa, un’eleganza a cui l’elevage in legno conferisce una ricchezza intrigante e un’armonica complessità”.

Conosciamo meglio questo Ferrari Riserva Lunelli nelle tre annate proposte finora.

2002
Approccio olfattivo bellissimo, morbido, denso, opulento, ma anche fresco e brillante. È uno Chardonnay di prim’ordine nobilitato in bollicina attraverso uno spumante teso e minerale, pulito e verticale, di trama fruttata e delicatamente tostata che lascia presupporre un potenziale di maturazione molto interessante. L’uso del legno, poi, è assolutamente perfetto.
Uno dei grandi spumanti italiani che si candida giustamente e autorevolmente al podio assoluto.
Voto: 89/100

2003
Annata non facile per il vino tutto per via del caldo torrido. Eppure in Ferrari hanno lavorato proprio bene, perché l’olfatto non è giocato sull’immediata intensità, tanto che va quasi cercato. Ma è bello curiosare nella sua complessa stratificazione con una base floreale fusa a fini dolcezze di pasticceria davvero invitanti.
La bocca è più vivace sul fonte della florealità, col vino morbido, profondo, quasi concentrato nella materia. Poi la componente agrumata, più che l’acidità, portano a un finale di persistenza rimarchevole, gustoso, sapido, varietale. Lo apprezzi sorso dopo sorso…
Voto: 88/100

Bottiglia del Riserva Lunelli
Il Riserva Lunelli è prodotto da sole uve Chardonnay fermentate in gradi (40 hl) botti di rovere austriaco. Questo 2004, terza annata, mostra un crescendo entusiasmante della serie.

2004
Naso avvolgente, finanche opulento, con un approccio di note di panificazione, un’idea di grassezza della materia e un crescendo fruttato. Tutto ben fuso, ben articolato, ben bilanciato. Insomma, un gran vino. L’assaggio conferma queste sensazioni: la materia è succosa, ricca, rotonda e levigata, con un leggerissimo tocco maturo che dona fascino a un centro bocca molto sapido, minerale e con spunti agrumati. È largo e dinamico, vinoso ma mai concentrato, di fine persistenza fruttata e ancora minerale. E ora mi vengono i capelli (!!) dritti per quello che sto per dire: alla cieca, ovvero liberandosi dai pregiudizi, potrebbe pure sembrare uno champagne… E uno di quelli buoni per davvero.
Voto: 90/100

Questo Riserva Lunelli è stato per me un’autentica sorpresa, non perché dubiti delle capacità di Ferrari, beninteso, ma perché ho trovato, come detto, questo vino “molto champagne”, che a mio avviso rimane il riferimento indiscutibile tra i vini a rifermentazione in bottiglia. Mi sto riferendo allo stile e non sto certo facendo confronti, perché odio i paragoni tra spumante e champagne, che non hanno proprio senso. Sia perché il primo indica un’intera famiglia di vino e il secondo la medesima tipologia ma applicata a una specifica regione francese, sia perché le enormi differenze di terroir non permettono confronti. D’altronde nessuno si sognerebbe mai di paragonare, ad esempio, Bordeaux e Bolgheri solo perché adottano le medesime varietà d’uva e metodologie simili… Ebbene, nonostante ciò, trovo questo Riserva Lunelli molto francese, nell’accezione più positiva del termine. La miglior bollicina italiana? Beh, poiché ho anche detto allo stesso Marcello Lunelli di preferirlo perfino al Giulio (da molti considerato il “re” delle bollicine italiane), credo proprio di sì!

spumante ferrariFerrari – tel. 0461/972311 – www.cantineferrari.it

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0 risposte a “Spumante al top: Riserva Lunelli by Ferrari”

  1. Quest’anno a Pasqua abbiamo festeggiato con una bottiglia (per la prima volta)
    di spumante FERRARI(CON NS.GRANDE MERAVIGLIA AB BIAMO CONSTATATO
    CHE AVEVA UN SAPORE STRANO NON BUONO, ACIDO).
    E’ RIMASTO APERTO TUTTA NOTTE SENZA TAPPO,E LA MATTINA SUCCESSIVA
    FACEVA ANCORA LA SCHIUMA E STRANAMENTE ERA BUONO.
    NON ABBIAMO CAPITO IL MOTIVO.

    FERRARI BRUT SBOCCATURA 2012 LOTTO L 2342/25
    Cordiali saluti.

    CASARTELLI RENATO – COMO

    • Ottimi vini, i Ferrari. Se lei è nuovo al mondo delle bollicine, deve sapere che un grande vino spumante è fortemente legato all’acidità e, mi creda, con il tempo finirà per apprezzarla. Nessuno nasce “imparato”, come si dice, pertanto si diverta ad assaggiare e riassaggiare, finirà per rimanere stregato da questo mondo.
      Nel caso della sua bottiglia, il fatto che le sia piaciuta di più il giorno dopo è normale. Gli spumanti sono vini, anzi, solitamente sono vini mediamente più vecchi dei “colleghi” fermi, pertanto l’ossigenazione non può che fargli bene, ovvero li aiuta ad esprimersi nel bicchiere. Si crede che un vino spumante debbe essere aperto e bevuto immediatamente, ma non è così. In più, tutti i vini hanno una certa quantità di anidride solforosa messa a protezione che, qualora si dovesse avvertire nel bicchiere, si perde proprio con l’ossigenazione. Infine, il fatto che il giorno dopo il vino facesse “ancora la schiuma” è dato dal fatto che la CO2 disciolta nel vino (e prodottasi con la rifermentazione in bottiglia), non si è dissipata del tutto a causa delle piccola apertura della bottiglia; nel bicchiere, il discorso (e il vino…) sarebbe stato ben diverso, il giorno dopo.
      Il discorso, comunque, è piuttosto complesso e difficile da spiegare in questo piccolo spazio, ciò nonostante, spero di averle chiarito un po’ le idee.

  2. Egregio signor Lupetti mi duole doverla smentire, lei sta chiaramente coprendo una anomalia dovuta ad un sistema produttivo addittivato! Faccia la prova con uno spumante di sicura produzione artigianale e poi se ne ha il coraggio pubblichi quanto rilevato.

    • Mi scusi ma non ho ben capito la sua domanda… Le dispiacerebbe spiegarsi meglio?
      Se ben argomentato sono qua, pronto al confronto.
      Cordialmente

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