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Veuve Clicquot rivela (e colora…) La Grande Dame 2012

Grazie a una bottiglia (ancora con l’etichetta tradizionale) fattami pervenire dallo chef de cave Didier Mariotti alla fine dello scorso anno, avevo già avuto modo di assaggiare La...
di Alberto Lupetti

Veuve Clicquot La Grande Dame 2012

Grazie a una bottiglia (ancora con l’etichetta tradizionale) fattami pervenire dallo chef de cave Didier Mariotti alla fine dello scorso anno, avevo già avuto modo di assaggiare La Grande Dame 2012, ma, ovviamente non potevo parlarne. Bontà del vino a parte, comunque, già in quella fase semi-embrionale ebbi l’ennesima conferma del valore assoluto dell’annata rispetto alla 2008 (per me sono pari), nonché del suo carattere diverso (ho detto più volte che si tratta delle due facce della stessa medaglia). Così, il lancio de La Grande Dame 2012 porterà certamente al confronto con La Grande Dame 2008, ma sono certo che gli appassionati di champagne le ameranno allo stesso modo, magari preferendo oggi la 2012 e domani la 2008. Magari…

In attesa della degustazione dettagliata che troverete in Grandi Champagne 2022-23, vi lascio all’anteprima di questa cuvée de prestige di Veuve Clicquot raccontata da Vania Valentini.

Buona lettura

Alberto Lupetti

Marzo 2020, Didier Mariotti, da poco chef de cave di Veuve Clicquot, avrebbe dovuto presentarsi agli appassionati italiani, ma la pandemia fece ovviamente saltare tutto. Luglio 2021 sembra la volta buona, sfruttando l’occasione anche per il debutto de La Grande Dame 2012, con una tre giorni tenutasi in Puglia, nella splendida Masseria Traetta, quasi a volerne sottolineare la forza, la suadenza, il fascino, ma anche la straordinaria luminosità che sempre più caratterizzano lo stile de La Grande Dame.

Didier Mariotti
L’undicesimo chef de cave di Veuve Clicquot, Didier Mariotti, alla sua prima uscita ufficiale in Italia, insieme al battesimo de La Grande Dame 2012.

Dopo 13 anni come chef de cave di GH Mumm, Didier Mariotti è approdato in Veuve Clicquot solo ad agosto 2019, consapevole di avere tra le mani una maison dal patrimonio e dal fascino inestimabili, nonché con una storia tra le più belle. Maison che possiede le maestose e storiche Crayères e, poco lontano da queste, una cantina incredibile dove si trova uno straordinario archivio di vins de réserve: oltre 400 vini conservati in una miriade di tini termocondizionati, separati per varietà, villaggio e vendemmia fino anche a 20 anni, la più grande di tutta la Regione. Un’eredità non facile, ma che Didier ha accolto con grande entusiasmo, rispetto e consapevolezza. Consapevolezza che si traduce nella necessità di entrare in profondità nello spirito di questa maison, sfogliandone, prima di intraprendere qualsiasi iniziativa, la storia del gusto, dello stile, a ritroso nel tempo con umiltà, pazienza e smisurata passione. Così, dopo alcuni mesi passati a fianco di Dominique Demarville (“quattro mesi di lavoro con Dominique non sono molti per imparare tutto, ma mi ha spiegato il lavoro necessario per creare l’assemblage del Carte Jaune, come utilizzare i vins de réserve e riconoscere l’importanza di ciò che metti via come riserva ogni anno. Mi ha anche spiegato la sua visione de La Grande Dame, per la quale ha aumentato la proporzione di Pinot Noir…” così lo stesso Didier a pochi mesi dal suo insediamento) Didier è diventato a gennaio 2020 l’undicesimo chef de cave della storica maison di Reims.

Venendo a La Grande Dame, fu creata nel 1962 e poi lanciata nel 1972 per celebrare il bicentenario della maison. È un tributo tanto a M.me Clicquot, quanto agli splendidi vigneti di proprietà, i cui migliori furono acquistati proprio dalla stessa Vedova. Fu Barbe Nicole Ponsardin, infatti, a individuare, in tempi non sospetti, la grande potenzialità del Pinot Noir, decidendo così di acquistare proprietà in dieci dei dodici Cru emblematici della Maison, alcuni dei quali, ben un secolo dopo, entrarono a pieno titolo nella Échelle des Crus con la massima classificazione, divenendo tra i più rappresentativi del Pinot Noir in Champagne e fondamentali per la stessa VCP. Fu solo una delle tante intuizioni di questa donna che, in un’epoca ostica per il genere femminile, fu in grado di ‘regnare’ per ben 60 anni, attraversando e sfidando, con audacia e determinazione, la Rivoluzione Francese, l’Impero Napoleonico, la Restaurazione e il Secondo Impero, ispirando una generazione intera di champenois. Lo champagne che la onora è la cuvée de prestige di Veuve Clicquot, che si è prima proposta anche come Rosé nel 1988 ed è stata poi ‘rivoluzionata’ da Dominique Demarville (il predecessore di Didier) nel 2008. Rivoluzionata perché è stata maggiormente legata al Pinot Noir, pilastro stilistico della Maison. L’“enfant terrible”, come amano chiamarlo da quelle parti, quando incontra il terreno giusto e il vignaiolo più virtuoso, è in grado di relegarci la più ricca e sottile gamma espressiva. Fino a divenire maestoso quando l’annata è delle più felici.

Verticale La Grande Dame
La Grande Dame 2012 ha anche aperto una splendida degustazione verticale di questo champagne che si è spinta fino al 1979, passando per il 1990 in jéroboam…

Prima di scoprire La Grande Dame 2012, però, lo chef de cave ci ha condotti in un vero e proprio viaggio nel tempo, una verticale di questo champagne, che riassumo brevemente:

  • 2008: si è finalmente distesa sia nei profumi – burro, agrumi, nocciole, moka – sia al palato. Che è avvolgente, pieno, setoso, ma anche ampio e freschissimo. Finale salino. Champagne in una fase particolarmente felice a dispetto della grande longevità. (98)
  • 2004: più scura, a tratti austera, rocciosa e rigida al naso, tra note di grafite, roccia spaccata, mora, spunti fungini, polvere di caffè e tabacco. Il palato è profondo e avvolgente, tornano le note scure e agrumate. Champagne goloso ma anche serioso. (96)
  • 1995: naso impressionante, profondo e antico, non scalpitante ma introspettivo, aristocratico. Ha profumi di agrumi canditi, gelso rosso, spezie, bouquet di fiori gialli, legno di cedro, tabacco. Il palato è freschissimo, agrumato e salino, di un equilibrio impressionante. (98)
  • 1990 (in jéroboam): naso potente, evidente la polvere da sparo, i richiami agli idrocarburi che ti riportano in Mosella, il tutto fuso agli agrumi, ancora gialli e freschi, alle spezie (pepe bianco), al timo, infine alla grafite. Assaggio ampio, generoso, scalpitante e monolitico, roccioso e freschissimo. Lunghissimo e salato il finale. Champagne maestoso. (98)
  • 1989: naso che riporta al sottobosco, tra la mora e anche il fungo porcino, oltre a muschio bianco, resine, pure l’eucalipto. Di gran fascino anche la bocca, rocciosa, salina, agrumata, oltre che freschissima. Forse un filo meno coinvolgente rispetto ad assaggi passati… (97)
  • 1979: champagne ipnotico già al colore, il cui naso riporta di nuovo agli agrumi canditi, oltre al floreale bianco delicato, le note di pasticceria, l’orzo tostato, il pepe bianco, anche gli spunti balsamici. Bocca ancora viva, saporita, raffinata, precisa, definita e di infinita persistenza. (94)

E veniamo finalmente a La Grande Dame 2012. L’annata, oramai lo sappiamo, è stata dall’esito difficilmente prevedibile a causa delle condizioni climatiche estremamente capricciose. Tuttavia, il caldo e il sole alla fine hanno prevalso, regalando uve dalle caratteristiche uniche ed eccezionali in grado di esprimerne perfettamente la maturità assieme a tutta la finezza e complessità del Pinot Noir. Uve dalla maturità e dall’equilibrio simili a quelli di annate come 1989 e 2002, che sin da subito hanno rivelato vini dotati di profondità, intensità, estrema lunghezza e ottimo equilibrio. Dopo l’assaggio dei vini base a inizio 2013, La Grande Dame 2012 è stata assemblata unicamente con uve di sette degli storici Grand Cru dove la maison ha i vigneti di proprietà, quindi Aÿ, Verzenay, Verzy, Ambonnay e Bouzy per il Pinot Noir, mentre il tocco di Chardonnay è di Avize e Le-Mesnil. Dopo il tiraggio, lo champagne ha maturato 9 anni sui lieviti nelle splendide Crayères di Reims prima di essere dosato a 6 g/l.

Inizialmente prevista con l’habillage già visto con la 2008, questo è stato successivamente cambiato in quanto l’artista giapponese Yayoi Kusama si è occupata tanto di ridisegnare dell’etichetta, quanto di decorare l’astuccio.

La Grande Dame 2012

La Grande Dame 2012

90% Pinot Noir 10% Chardonnay
La traccia della filosofia stilistica Veuve Clicquot è tutta in questa sorprendente cuvée dal fascino disarmante, che mette in evidenza la sottile sontuosità del Pinot Noir assieme al suo talento più floreale e raffinato. Naso dai profumi generosi ma misuratamente maturi, con una mineralità che oscilla tra la terra e il mare, seguita da note di verbena, gelsomino, bergamotto e clementina che si fondono a una vena balsamica, anche a resine e nocciole, per andare infine verso la craie. Una bocca dall’impressionante stratificazione agrumata e sapida, profonda, ricca di materia con un’acidità che si infiltra distendendone il volume, che con l’evoluzione prende ampiezza, slancio. Calibratissima nel dosaggio e finemente trainata dalla carbonica, la gustativa chiude su un finale di lungo respiro, pulsante e salato, a garanzia di un potenziale consistente in termini di evoluzione e longevità.
Voto: 97/100

Degustazione La Grande Dame 1990 in jéroboam
Dopo la degustazione e dopo la cena che ne è seguita, lo stesso Didier ci ha ulteriormente deliziato con altra La Grande Dame 1990 in jéroboam!

Ha la precisione e l’ambizione delle migliori cuvée de prestige la nuova Grande Dame 2012 e, ripensando alla precedente 2008, viene facile non solo scrivere che La Grande Dame è in sorprendente crescita (o lo sapevano già?), ma che in pochissimo tempo ha già raggiunto una classe e una perfezione stilistica da applauso. Vuoi per la mano virtuosa di chi l’ha plasmata, vuoi per l’annata, una delle più felici degli ultimi 20 anni dal punto di vista qualitativo, in questa bottiglia emergono una classicità e una definizione di fondo che faranno riflettere gli appassionati più esigenti. Una classicità certamente rivisitata in chiave contemporanea che sa essere luminosa, propulsiva e vigorosa, ma anche scura, austera e irresistibilmente riservata. Uno champagne in cui splende l’incisiva e proverbiale suadenza del miglior Pinot Noir della Regione…

Gli champagne Veuve Clicquot sono distribuiti in esclusiva da:
Moët-Hennessy Italia – tel. 02/6714111 – www.moethennessy.it

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6 risposte a “Veuve Clicquot rivela (e colora…) La Grande Dame 2012”

  1. Gentile Vania, sarebbe possibile sapere che bicchieri sono quelli nella fotografia della verticale? Grazie mille.

  2. Gentilissimo,
    colgo quest’ultimo interessante articolo come occasione per fare una domanda.
    Ho ritrovato in cantina una bottiglia di Philipponnat del 2003, numerata e frutto di una collaborazione con Moon Import – Italie, ma nessuna enoteca mi sa dire se abbia un valore particolare o se si possa tentare di assaggiarla.
    Se gliela mando per mail, mi saprebbe cortesemente dire qualcosa di più?
    Ringrazio e saluto cordialmente

    • Visto lo stretto rapporto tra la maison e il suo importatore italiano, in passato venivano fatte delle sezioni speciali (oltre l’etichetta, cambiava anche la liqueur) proprio per quest’ultimo. Di solito si trattava della Cuvée 1522 (l’ultima uscita è stata la 2006), ma anche di quello che era il classico millesimato e credo sia questo il suo caso. Se tenuta bene può assaggiarla eccome, ma non possiamo parlare di valore particolare…

  3. Che bell’articolo! L’ho letto sorseggiando castelnau reserve. Lei l’ha provato? Qual è la sua opinione?
    Grazie!

    • Grazie!
      I Castelnau li ho provati per la guida, ma alla fine non credo che ce la faranno a entrare. Mi spiace…

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