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2021 in Champagne: un’annata ben più che complicata

Il celebre detto champenois che recita “année en 1, année de rien” (“annata con il numero uno, annata di niente”, N.d.A.) sembra più che mai vero quest’anno. Dal...
di Alberto Lupetti

champagne vigneti

Il celebre detto champenois che recita “année en 1, année de rien” (“annata con il numero uno, annata di niente”, N.d.A.) sembra più che mai vero quest’anno. Dal Dopoguerra a oggi, solo la 1961 ha rappresentato una bella eccezione, mentre 1971 e 1981 sono state molto difficili e 1951, 1991 e 2001 catastrofiche. A oggi, però, la 2021 sembra essere addirittura peggio, almeno a oggi, perché un agosto eventualmente bello, degno di questo nome, potrebbe salvare qual poco che è rimasto, ma andiamo con ordine.

I primi campanelli d’allarme a proposito di un’annata molto complicata erano suonati già in primavera, quando le terribili gelate primaverili hanno duramente colpito tutta la Vallée de la Marne e parte dell’Aube, meno la Montagne de Reims e ancor meno la Côte des Blancs. Il risultato è stato una perdita del raccolto potenziale nell’ordine del 30% (addirittura del 50% nell’Aube). Ma il peggio doveva ancora arrivare, perché, dopo alcune giornate di bel tempo che, fortunatamente (almeno quello!) ha permesso una fioritura al limite dell’ottimale, poi il debutto dell’estate ha portato con sé le piogge accompagnate da temperature mediamente basse (11°C!). Piogge incessanti, a volte violentissime, quasi senza sosta. In due mesi son venuti giù 300 mm di acqua, che è quasi la pluviometria di un intero anno in Champagne. Non solo, a luglio a Cumières in tre giorni ci sono stati 82 mm di piogge, un vero record. Purtroppo negativo, perché un clima del genere non solo rischia di portare forte diluizione nelle uve, ma ne impedisce la corretta maturazione delle stesse. E, ciliegina sulla torta, ha significato soprattutto l’arrivo del temuto Mildiou (da noi Peronospora).

Un’annata molto difficile a causa della Peronospora

Comparsa per la prima volta in Francia nel 1878, la Peronospora della vite, causata dal patogeno Plasmopara viticola, è la malattia crittogamica più grave della vite. Infatti, attacca tutti gli organi verdi della pianta, principalmente le foglie, i germogli e i grappoli, causando ingenti danni se non gestita correttamente, quindi combattuta con gli opportuni trattamenti.

vigneti in champagne

Nel 2021 le due ondate consecutive di Peronospora sono state talmente violente da aver sorpassato in virulenza (e danni) quella del 2012. Non ci si stupisce più di tanto, dunque, se René Geoffroy, il papà di Jean-Baptiste, dice di non aver mai visto una cosa del genere in 82 anni di vita, mentre Jean-Baptiste Lécaillon (Champagne Louis Roederer) ha parlato di “epidemia eccezionale”! E combatterla non è facile, perché le continue e violente piogge da un lato ‘lavano’ via i prodotti con i quali sono state trattate le piante, dall’altro allagano i vigneti, tanto che in molti casi entrare con il trattore è impossibile a causa del rischio di impantanarsi, almeno nelle zone argillose, quindi la Vallée de la Marne a ovest di Dizy, l’Aisne, la cosiddetta Petite Montagne, alcuni settori dell’Aube. Non solo. Chi fa il diserbo meccanico non ha potuto praticarlo per lo stesso motivo del suolo allagato e chi non poteva fare altrimenti si è dovuto arrangiare: Jean-Baptiste Geoffroy (Champagne Geoffroy) ha dovuto prendere quattro operari per rimuovere a mano almeno le erbacce più nocive per la vigna. Così, dopo le perdite del gelo, ecco nuove perdite causate dalla Peronospora, stimate al momento tra il 25 e il 50%, sebbene in alcune zone si sfiori il 100%. Perfino Maxime Toubart, Presidente dell’SGV, qualche giorno fa ha ammesso: “alcuni hanno perduto più dell’80% del raccolto in pochi giorni”.

Raccolto sicuramente minore

Chi soffre di più sono i ‘bio’, costretti ad aver già fatto fino a 25 trattamenti (contro quasi la metà dei ‘convenzionali’ e, a tal proposito, diciamolo chiaramente: questo non ha un impatto positivo sull’ecosostenibilità), ma le piogge incessanti, come detto, li hanno in gran parte vanificati. Così, molti vigneron tra ‘bio’ veri e propri e organici rischiano quasi di non vendemmiare. Jérôme Prevost (Champagne La Closerie), mi ha detto che non avrà più di 9 ettolitri di mosto per ettaro, quindi significa che nel 2021 produrrà a malapena 2.400 bottiglie! A Cumières, invece, il summenzionato Jean-Baptiste Geoffroy ha completamente perso le due parcelle di Meunier e mi ha confessato che si riterrà soddisfatto se raccoglierà in media 5.000 Kg di uva per ettaro. Per questo, nei corridoi del CIVC si vocifera di una resa agronomica media anche al di sotto dei 7.000 Kg/ha, quindi ben lontana da quei 10.000 Kg/ha che lo stesso CIVC ha da poco fissato come resa per la vendemmia 2021, sebbene solo il 2 settembre si saprà come saranno ripartiti questi 10.000 Kg tra immediatamente tirabili e riserva.

Il prosieguo della stagione, con il tempo che si fa finalmente un po’ più estivo, sta facendo però temere un attacco di Oidio, mentre il pericolo di Botrite è al momento scongiurato, visto che questa muffa ha bisogno di umidità e di temperature più alte, cosa che per ora non c’è in Champagne (la scorsa settimana c’erano ancora 12°C durante la mattinata), mentre il sole dovrebbe rapidamente scongiurare eccessi di umidità, asciugando progressivamente i vigneti. Per questo, i grappoli superstiti potrebbero essere di ottima qualità, soprattutto se alle piogge si sostituirà il caldo soleggiato da qui fino alla vendemmia. Sempre Lécaillon, infatti, spiega che “la Peronospora è un grosso problema per la raccolta in termini di quantità, ma non per la qualità. I grappoli colpiti si seccano e cadono, gli altri restano. Così, prima di dare per spacciata l’annata, ripensiamo alla 2012, altra annata di Peronospora che, alla fine, ha poi dato vini superbi!”. Un discorso che mi ha fatto anche Philippe Brun, da par suo: “chi parla di annata persa ha dimenticato il 1999 e il 2012, ma nessuno era ‘bio’ a quel tempo… Io, con i miei 15 trattamenti convenzionali fatti finora, credo di superare i 10.000 Kg/ettaro, sebbene resti ancora il timore dell’Oidio e delle grandinate”.

Insomma, alla fine potremmo effettivamente parlare di situazione piuttosto eterogenea, come mi ha detto Florent Nys (Champagne Billecart-Salmon), una definizione confortata dal fatto che finora si sono salvati i territori di craie, soprattutto la Côte des Blancs. Quest’ultima, non solo ha quasi scampato le gelate primaverili, ma poi ha avuto molte meno piogge, il suolo di craie ha fatto valere le sue doti drenanti e, last but not least, lo Chardonnay è poco sensibile alla Peronospora, sebbene lo sia all’Oidio. Non stupisce dunque più di tanto se Pascal Agrapart sia allo stato attuale piuttosto contento dell’andamento dell’annata.

Non tutto è perso, insomma, sebbene la definizione di annata catastrofica sia al momento calzante, almeno dal punto di vista quantitativo: sempre Maxime Toubart stima “una raccolta tra i 6.000 e i 7.000 Kg per ettaro contro gli abituali 11.000/12.000”. Si spera nell’avverarsi di un altro detto champenois ancora una volta: “c’est aout qui fait le mout” (“è agosto che fa il mosto”, N.d.A.). Esatto, il sole che finora è mancato non è ancora un problema, invece servirà da questo momento fino alla vendemmia, prevista intorno al 18 settembre. Solo in questo caso i grappoli ‘sopravvissuti’ potranno arrivare alla perfetta maturazione e, con tutta quell’acqua accumulata, dare risultati insperati. Dal punto di vista qualitativo…

 

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