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Verticale

Il Cristal secondo Lécaillon, dal primo 1999 a oggi

(I PARTE) Il Cristal non è solo la cuvée de prestige di Louis Roederer, ma anche lo champagne che ha dato il via a questa categoria. Nato come...
di Raffaello Tolfa

Verticale champagne Cristal dal 1999 al 2007

(I PARTE)

Il Cristal non è solo la cuvée de prestige di Louis Roederer, ma anche lo champagne che ha dato il via a questa categoria. Nato come champagne fatto in esclusiva per lo Zar, negli anni ‘20 è stato poi proposto in alcuni mercati e, alla luce dell’esperimento ben riuscito, negli anni ‘50 è stato rimesso regolarmente in produzione e lanciato da Camille Olry-Roederer come massima espressione della maison di Reims. A partire dalla vendemmia 1974, grazie a un’intuizione di Jean-Claude Rouzaud, il Cristal è diventato anche Rosé.

Jean-Baptiste Lécaillon
Jean-Baptiste Lécaillon, in teoria chef de cave della Louis Roederer, in pratica anima della costruzione del futuro di questa maison, ora più che mai unico e riuscito esempio di incrocio tra ‘gande marque’ e ‘vigneron’.

Ecco, in estrema sintesi la storia del Cristal, uno champagne veramente di selezione (è fatto con i migliori vigneti di proprietà) che ha dovuto anche subire l’onta di diventare il simbolo dell’ostentazione, salvo riguadagnare, in tempi recenti, l’immagine di grande vino, quale poi è. Questo grazie a una comunicazione diversa, alla presa di coscienza da parte di tanti appassionati e, soprattutto, al grande lavoro fatto da Jean-Baptiste Lécaillon, dal 1999 chef de cave della Louis Roederer. Jean-Baptiste si è formato alla scuola più prestigiosa di Francia, quella di Montpellier, e durante i suoi studi già si è interessato alla viticoltura ‘bio’, quindi in tempi assolutamente non sospetti per queste pratiche colturali. Scelto da Jean-Claude Rouzaud in persona, Jean-Baptiste ha goduto della piena fiducia di questi e, successivamente, di suo figlio Frédéric, così ha potuto portare la Louis Roederer in una nuova dimensione e, con essa, il Cristal. Che è diventato progressivamente non solo uno champagne fatto con uve ‘bio’, ma prima di tutto un ‘vin de sol’. E, a proposito di suoli, negli anni Lécaillon ha individuato 45 parcelle da riservare in esclusiva a questo champagne (Domaine Cristal), mentre in cantina ha mantenuto la malolattica non svolta (salvo rarissimi casi) e un uso del legno (tini tronco-conici) veramente magistrale. Oltre a tutto questo, però, per quanto mi riguarda, posso affermare con la massima serenità che, con Jean-Baptiste, il Cristal è migliorato. Ed è migliorato tanto. S’è fatto più preciso e gustoso, ha posto l’accento sulla sua origine da suoli calcarei, ha mantenuto la sua caratteristica ricchezza, densità, ma l’ha sposata a una finezza rimarchevole. Per questo è, ora più che mai, un vino intenso e coinvolgente.

I Cristal di Lécaillon dal 1999 al 2007
I Cristal di Lécaillon del periodo di transizione, quindi dal 1999 al 2007, oggetto di questa prima parte dell’articolo.

Ebbene, per toccare con mano l’evoluzione del Cristal, il 1 giugno scorso ho passato una mattinata, insieme al buon Federico Angelini, alla Louis Roederer durante la quale Jean-Baptiste si è presentato accompagnato da tutti i ‘suoi’ Cristal, quindi dal primo interamente fatto da lui (il 1999), fino a quello attualmente in commercio (2014). Una verticale memorabile, insomma, con tutti gli champagne di dégorgement originale e fatta, diversamente dal solito, dal più vecchio al più giovane. Ha voluto così Jean-Baptiste perché “altrimenti poi diciamo che i primi sono troppo giovani…” e, con il senno di poi, devo dargli ragione. Pronti? Via!

Tutti i Cristal di Jean-Baptiste

1999

57% Pinot Noir, 43% Chardonnay
(uve da 41 parcelle, 24% dei mosti fermentati in legno, no malolattica, dosage 10 g/l)

Il primo Cristal assemblato da Lécaillon, figlio di un’annata che fu la più calda dal 1959, poi battuta dalla 2003.

Il naso è molto identitario, con la maturità che è appena un accenno e lo è sul frutto. Si offre ricco ed elegante, soprattutto attraente, ed è completato da una vena marina. Bocca dall’attacco cremoso, poi si fa nettamente calcarea e chiude salina, anzi proprio salata, lunghissima. È un Cristal di una tonicità incredibile, impossibile dire abbia 23 anni e sia figlio di un’annata calda. L’aspetto che stupisce maggiormente. Però, è che sia molto più fresco, ovvero meno evoluto, del pari Vinothèque (in proposito, Lécaillon spiega che con il dégorgement si blocca la fase di arricchimento del vino e, con il contributo della liqueur, lo champagne entra in una nuova dimensione di freschezza). Se riesci ad attenderlo nel calice, migliora addirittura, guadagnando finanche note di cioccolato, spunti fumé, tostature, richiami agli idrocarburi. Splendido.
Voto: 97(98)/100

Faccio i complimenti a Lécaillon e mi spiega che “in Champagne, le annate calde da giovani si propongono molto ricche, ma con il tempo l’evoluzione fa sparire questo tratto ‘solare’ per portare in evidenza la mineralità di craie. Quindi il frutto si ossida con il tempo e resta la mineralità: ecco l’impressione di freschezza. Questo, ovviamente, per i grandi champagne che nascono in suoli di craie”.

Cristal 1999 della verticale
Il buongiorno si vede proprio dal mattino: il 1999, primo Cristal di Lécaillon, si è ora dimostrato monumentale.

2000

58% Pinot Noir, 42% Chardonnay
(uve da 32 parcelle, 24% dei mosti fermentati in legno, no malolattica, dosage 10 g/l)

Cristal molto travagliato nella nascita: manca del Pinot Noir della parte nord della Montagne, falcidiata dalla grandine, quindi l’uva nera è della Vallée, quasi tutta di Aÿ. In seconda battuta, Lécaillon ricorda che fu l’assemblaggio più difficile della sua carriera perché ogni volta che lo riassaggiava, il vino era cambiato, quindi era costretto a rifarlo. Era sfuggente, si modificava in continuazione, ma, dopo il tiraggio, si è finalmente cristallizzato.

Il naso appare molto legato al Pinot Noir, ma è anche un naso meno articolato ed espressivo rispetto al precedente. Ha note di tartufo bianco e di conchiglia, oltre a un’ombra solare e un ricordo di caramello. In generale, si propone più maturo del 1999… Bocca austera, decisamente meno intensa del suddetto 1999 e anche meno articolata. O meglio, la trovo rigida e un po’ diluita. Curiosamente, è tendente al dolce all’attacco, mentre poi la chiusura è asciutta da tannino del legno. L’aspetto didattico è che questo vino ha tecnicamente più acidità del 1999, ma alla prova dei fatti è molto meno fresco. D’altronde, Lécaillon ricorda che l’acidità è solo uno degli elementi dell’invecchiamento…
Voto: 93(93)/100

 

2002

60% Pinot Noir, 40% Chardonnay
(uve da 45 parcelle, di cui l’1% da coltura ‘bio’, 17% dei mosti fermentati in legno, no malolattica, dosage 9 g/l)

L’annata che sapete non amo per via dell’eccesso di maturità che denota oggi. E vale anche per il Cristal, che fu comunque vendemmiato una settimana prima. Infatti, la degustazione è stata… una simpatica battaglia.

Naso ricco e denso, ‘potente’, però anche piuttosto maturo, tanto da essere legato a note di mela grattugiata. Ha spunti di sottobosco fino al fungo, poi i fiori secchi e l’agrume sul bergamotto. Insomma, ha una buona complessità, ma la maturità è ingombrante, a mio avviso. Ma ne lamento tanto con Jean-Baptiste, quanto con Federico, ma entrambi controbattono lodando la texture della gustativa, integrata, fine e concentrata… Per carità, è una bocca di volume, ampia e profonda, forse perfino nobile nella trama, con una lodevole e non meno lunga chiusura, quasi ‘oleosa’ nella sua integrazione e, comunque, salata. Però resta la netta maturità. A Jean-Baptiste e Federico (che lo trova perfino completo ed equilibrato e gli tributa addirittura un 97/100) piace e piace tanto, a me no: questa maturità è eccessiva.
L’anno prossimo uscirà come Vinothèque, chissà…
Voto: 94(94)/100

 

2004

57% Pinot Noir, 43% Chardonnay
(uve da 34 parcelle, di cui l’1% da coltura ‘bio’, 21% dei mosti fermentati in legno, no malolattica, dosage 10 g/l)

L’annata della quantità (da Roederer tagliarono via metà delle uve dalle piante) e della qualità, con una bevibilità straordinaria.

Gran bel naso, di finezza, freschezza, intensità calcarea, tocco tropicale ma sempre fresco, legato a una vena agrumata. È molto Cristal ed è non meno invitante. Bocca tonica e dritta, molto scorrevole, tanto agrumata e, soprattutto, minerale, nonché freschissima. Forse un po’ monocorde, per questo Jean-Baptiste lo trova un po’ semplice. Però ha una bevibilità straordinaria, anche perché è assolutamente figlio della sua annata. Per me un gran Cristal, che ne identifica alla perfezione la caratteristica di avere ‘densità nella leggerezza’. Sì, la tipica scorrevolezza dell’annata può portarti a dire che sia ‘semplice’, che gli manchi un po’ di struttura, di ricchezza, ma alla fine ti prende con la sua bevibilità, la sua scorrevolezza, la sua freschezza e, alla fine, sfodera pure un’energia inaspettata. A me piace tanto e trovo che stracci letteralmente il 2002
Voto: 95(97)/100

 

2005

57% Pinot Noir, 43% Chardonnay
(uve da 23 parcelle, di cui il 5% da coltura ‘bio’, 20% dei mosti fermentati in legno, no malolattica, dosage 9 g/l)

L’annata non mi ha mai convinto, ma il Cristal, sebbene lo abbia assaggiato solo due volte finora (in anteprima ad aprile 2012 e 4 anni fa in magnum), lo ricordo sempre ben oltre i limiti di questa. Forse perché Jean-Baptiste ricorda che fu lo Chardonnay a permettere di dare vita al Cristal nel 2005, attraverso “un assemblaggio molto selettivo”…

Il naso si propone piuttosto chiuso, sebbene dia la netta sensazione di avere tanta materia, che si esprime timidamente attraverso un tocco di agrume candito e una fine mineralità. È un naso ricco, ma non ‘spinge’. L’assaggio spiazza per la finezza e l’eleganza che sa mettere in campo, sebbene la trama risulti al limite dello scheletrico, ovvero sottile. Alla fine, più che maturo lo trovo giustamente evoluto e in chiusura è più persistente che lungo. Però va oltre l’annata, facendo quello che può…
Voto: 92(93)/100

 

2006

60% Pinot Noir, 40% Chardonnay
(uve da 28 parcelle, di cui il 20% da coltura ‘bio’, 16% dei mosti fermentati in legno, no malolattica, dosage 9 g/l)

Altra annata che amo sempre meno. Anzi, il suo carattere fortemente solare sta dando dei vini marcatamente ‘gourmand’ che fuori dalla tavola si trovano a mal partito.

Con quest’idea in testa, mi sono avvicinato al calice di Cristal 2006 prevenuto, salvo rendermi ben presto conto di come Lécaillon abbia sviluppato un assemblaggio capace di smussare i limiti dell’annata. Che, infatti, non rivela la sua tipica firma al naso e, nonostante l’essere Cristal si percepisca per bene, l’olfatto non è molto espressivo. Ma basta un po’ di pazienza per passare prima a una delicata articolazione che spazia dagli olii essenziali degli agrumi alla marmellata di arancia, dalla florealità all’imprescindibile vena minerale, e successivamente a una freschezza inaspettata, spiazzante, benvenuta. Una sorpresa. E, in una buona parte, lo è anche la bocca: concentrata e integrata, ampia e setosa, sfodera un equilibrio insospettabile che la rende estremamente gradevole, quindi una perfetta fusione tra acidità e ‘oleosità’, in quest’ultimo caso tale da ricordare il 2002, ma, paradossalmente, senza la pesante maturità di questa. Così, non rivela per niente il carattere ‘gourmand’ tipico dell’annata, al contrario lascia presagire un potenziale di evoluzione che lo renderà ancora più soddisfacente. Proprio non me l’aspettavo… Diavolo d’un Lécaillon!
Voto: 94(96)/100

 

2007

58% Pinot Noir, 42% Chardonnay
(uve da 28 parcelle, di cui il 20% da coltura ‘bio’, 21% dei mosti fermentati in legno, 12% dei vini con malolattica svolta, dosage 9 g/l)

Annata estremamente particolare (vendemmia di agosto ma con un’elevata acidità) nella quale hanno però creduto in pochi. Peccato, perché gli champagne sono tutti molto buoni. Anche e soprattutto il Cristal!

Bellissimo naso, intenso e vivace, evidentemente Cristal, floreale e tostato. Non ha la maturità tipica dei 2007 al naso e, invece, la rivela un po’ all’assaggio. Ma, oltre a questo, è anche una bocca molto ricca, anzi ricchissima, dove solo la mineralità la riequilibra in parte. Dell’annata ha il tipico stacco tra olfatto e gusto. Soprattutto, questo champagne è ‘tanto’, sia dal punto di vista aromatico, sia della materia, tra richiami al miele, alla mandorla, alle spezie dolci… Però, accidenti quanto è coinvolgente! Il finale calcareo e la splendida bollicina certificano l’eccellenza di uno champagne che è molto bello, concentrato, aromaticamente fresco, ma, probabilmente, si trova al suo picco.
Voto: 97(96)/100

La verticale Cristal divisa in due fasi
Le due fasi dei Cristal di Lécaillon: la pima, dal 1999 al 2007, la seconda, dal 2008 al 2014 e oltre, che vedremo nella prossima puntata…

Con il 2007 si chiudono i Cristal di transizione. Sì, quelli di un’epoca durante la quale Lécaillon ha traghettato questo vino dalla precedente tradizione alle sue convinzioni in fatto di lavorazione ed espressività dei suoli. A dispetto di questa transizione, tuttavia, ci sono alcuni vini notevoli (1999, veramente memorabile, 2004 e 2007) e una sorpresa (2006) che si è rivelata stupefacente nei confronti di tutti gli altri champagne di quest’annata. Nella prossima puntata scopriremo i Cristaldu sol’, di una categoria ben diversa. Questi altri champagne sono la sintesi della filosofia e del lavoro di Lécaillon, ma… ancora qualche giorno di pazienza!

Gli champagne Louis Roederer sono distribuiti in esclusiva da:
Sagna – tel. 011/8131632 – www.sagna.it

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