Krug è più solida che mai

Il 2026 sembra essere un anno scoppiettante per Krug: dopo il debutto del Krug 2013, di cui abbiamo parlato a inizio febbraio qui sul sito, è la volta di Krug Grande Cuvée e Krug Rosé, le cui nuove ‘edizioni’ usciranno nella seconda metà dell’anno, nonché dell’attesissimo Krug 1996 che (ri)esce sotto l’egida del Collection. Immagino il buon Olivier, che sarà costretto a girare più del solito i quattro angoli del mondo per illustrare al meglio questi champagne: bon courage, mon ami!

A proposito di Olivier Krug… Non dimenticherò mai la sua pazienza nel corso degli anni quando lo tartassavo con il fatto che trovassi incomprensibile far assaggiare Krug Grande Cuvée alla fine, ossia dopo Krug Clos du Mesnil e Krug Millésime, oltre a tediarlo ogni volta con la presunta superiorità delle Krug Grande Cuvée dell’epoca di suo padre, il grande e indimenticato Henri Krug. Ma questa simpatica storia la trovate dettagliata nel mio libro ‘Krug la mia passione’, invece vorrei ribadire come, con il tempo (e in parte anche grazie all’esperienza accumulata con la stesura del suddetto libro), mi sia reso conto che Krug ‘è’ la Krug Grande Cuvée. Oltre a essere uno champagne di assoluta piacevolezza. Nel corso dell’ultima visita in maison, il 7-8 aprile, ho detto alla cheffe de cave Julie Cavil esattamente questo: “oggi posso affermare con la massima serenità che Krug Grande Cuvée non è un punto di partenza, ma il punto di arrivo”. L’ho vista osservarmi, riflettere, sorridere e apprezzare questo mio pensiero.

E sì, oggi la Krug Grande Cuvée è più ‘buona’ che mai, grazie al lavoro fatto prima da Eric Lebel (in pensione da gennaio: ci mancherà!) e, a seguire, da Julie. Come ho scritto nel libro, la Krug Grande Cuvée ha iniziato la sua nuova ascesa con la 163ème Édition per entrare definitivamente in una rinnovata dimensione con la 168ème Édition, a mio avviso la migliore al momento. Nel corso della mattina dell’8 aprile, prima gli enologi del ‘Comité’ (lo staff tecnico di Krug) Jérôme e Isabelle, poi la stessa Julie hanno posto ancora una volta l’accento sul modo di lavorare della Krug odierna, quindi la rigorosa selezione parcellare delle uve, l’attenzione maniacale nella scelta della data di vendemmia, la vinificazione in barrique usate mantenendo l’identità parcellare, l’élevage in acciaio, i ripetuti assaggi, prima dei vini dell’annata, poi dei vins de réserve, vero tesoro della Maison. Proprio l’assaggio di questi ultimi ha evidenziato non solo la loro ricchezza, ma soprattutto la loro incredibile tenuta nel tempo, aspetto, quest’ultimo, che non ho mai riscontrato con tale solidità in altre maison. La degustazione dei cosiddetti vini base si è conclusa con l’assaggio dell’assemblaggio, appena definito da Julie, della Krug Grande Cuvée 181ème Édition e del Krug Rosé 37ème Édition, che, ovviamente, usciranno tra sette anni. A tal proposito, devo fare i complimenti a Julie per il Krug Rosé 37ème Édition, già in questa fase straordinariamente buono: si candida a essere uno dei migliori di sempre? Sono pronto a scommetterci! Per la cronaca, è la prima volta che è il vino rosso è di tre annate, quello dell’ultima vendemmia più due come réserve, quando solitamente la riserva in rosso era di una sola annata.



La degustazione è poi proseguita con l’assaggio degli champagne e in questa occasione vorrei raccontare la prossima del Krug Grande Cuvée 174ème Édition. Sono ben 143 vini a comporre l’assemblaggio, su 10 annate, con la 2018 quale più giovane e la 2001 quale più vecchia. 2001? La peggiore annata in Champagne del XXI secolo? Sì, e l’assaggio fatto prima proprio come riserva di un vino del 2001 mi aveva personalmente lasciato senza parole: altro che annata disastrosa! Almeno da Krug… Comunque, i vini d’annata hanno pesato nell’assemblaggio per il 64% e quelli di riserva per il 36%. Dopo il tiraggio, lo champagne ha poi maturato 6 anni sui lieviti, è stato dosato a 5 g/l e ha riposato ben più di un anno dopo il dégorgement, aspetto, quest’ultimo, che Krug sta perseguendo con lodevole ostinazione da tempo: bravi!

Krug Grande Cuvée 174ème Édition
54% Pinot Noir, 29% Chardonnay, 17% Meunier
Krug iD 125004 – Olfatto fitto con un fondo maturo, coerente con l’annata (calda), il quale si dissipa via via per aprirsi su una matrice agrumata sempre più vivace. Le tostature, lo spunto di brioche, ossia l’identità Krug, tendono un po’ a celarsi, almeno in questa fase, tanto da apparire più come ricordi di essenze pregiate. Tuttavia, l’attesa dona intensità e verticalità. La bocca è più evidentemente Krug ed è altrettanto figlia della sua annata. Ma attenzione perché qui, a differenza della ‘caratteristica’ diluizione che attanaglia gli champagne basati sull’annata 2018, c’è una sorta di ‘intensità concentrata’. Quindi, alla fin fine la gustativa non si perde, ma, pur non distenendosi in profondità, conquista il centro del palato con ritorni agrumati e minerali di lodevole persistenza. In conclusione, mi sento di dire che il punto di forza di questa Krug Grande Cuvée è, senza dubbio e al di là di ogni distinguo, la grandissima bevibilità.
Voto: 95(96)/100

La degustazione non ha però visto in campo soltanto la Krug Grande Cuvée 174ème Édition, ma anche Krug 2011, Krug 2013 e Krug Grande Cuvée 169ème Édition. Ecco alcune mie impressioni sintetiche:
Krug 2011: conferma la sua grande bevibilità, la sua spiccata gradevolezza. Al naso c’è un’ombra verde, ma è un lampo. Soprattutto, è un Krug Millésime molto ‘pronto’. Perfetta la definizione di “rotondità setosa” della stessa Maison. Campione di piacere.
Krug 2013: concentrato e fresco, molto minerale. Evidenzia tutta la finezza dell’annata. L’austerità aromatica del momento lascia prevedere un’evoluzione lunghissima. Raffinato e succoso, gustoso e minerale, con un’evidente impalcatura agrumata, mai monocorde, ossia sfaccettata. Sottile sapidità in chiusura, ma di rimarchevole lunghezza. Eccellente.
Krug Grande Cuvée 169ème Édition: è ancora indietro, denota ancora necessità di cantina prima che possa esprimersi. Tuttavia, sta guadagnando concretezza materica, struttura. Diamole tempo, sarà grandissima… Avendo una certa pazienza nel calice, comunque, sa insinuarsi, allora sa conquistare.
Con il prossimo articolo parlerò del Krug 1996 Collection, quindi… a presto!



