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Degustazioni

De Venoge Princes: di bene in meglio

L’ho già detto, ma repetita iuvant: la rinascita di De Venoge è merito di Gilles de la Bassetière. Che sulla carta è il presidente della Maison, ma di...
di Alberto Lupetti

bottiglia di de venogue princes 4 edition

L’ho già detto, ma repetita iuvant: la rinascita di De Venoge è merito di Gilles de la Bassetière. Che sulla carta è il presidente della Maison, ma di fatto ne è l’anima. Ha una bravissima chef de cave, Isabelle Tellier, quale ‘braccio armato’, ossia in qualità di supporto tecnico, ma poi è Gilles che decide gli assemblaggi, idea nuovi champagne, definisce i dosaggi. E i risultati sono sotto gli occhi di tutti: gli champagne De Venoge di tradizione sono oggettivamente migliorati, e non poco, mentre i nuovi, gli inediti, sono veramente coinvolgenti. Tuttavia, se dovessi dire qual è, almeno fino a questo momento, il vero asso calato da Gilles, questo è a mio avviso il Princes Brut.

presidente de venogue gilles de la Bassetiere
Gilles de la Bassetière, presidente di De Venoge, ma, soprattutto anima della Maison, mostra giustamente soddisfatto la quarta uscita del Princes Brut.

La storica cuvée de prestige della Maison di Epernay è… era il Grand Vin des Princes, champagne creato da Joseph De Venoge nel 1858 per i principi d’Orange. Più tardi fu messo regolarmente in commercio come massima espressione di De Venoge, ma fu definitivamente pensionato nel 1995 con l’arrivo del Louis XV. Però, proprio con Gilles de la Bassetière, questo champagne è tornato in auge. Anzi, è diventato una vera e propria famiglia di champagne (Princes), accomunata dalla oramai celebre bottiglia-decanter che caratterizzava prima lo stesso Grand Vin des Princes e, a seguire, il Louis XV, ma colorata: bianca per il Blanc de Blancs, nera per il Blanc de Noirs, rosa per il Rosé. Successivamente, la famiglia Princes è stata aggiornata e razionalizzata da Gilles a partire dal 2022 con l’introduzione da un lato dei millesimati Rosé e Blanc de Blancs sotto l’egida dello storico nome Grand Vin des Princes – dallo scorso anno proposti pure in magnum, sebbene in quantità limitata – e dall’altro con l’arrivo del brut sans année. Che volenti o nolenti, è il biglietto da visita di ogni maison, o meglio, di ogni ‘marca’ (Princes è quasi una marca a sé). Ecco, dunque, l’ultima creatura di Gilles, il Princes Brut, che non sostituisce e neanche affianca il Cordon Bleu, pilastro della famiglia ‘classica’, ma si pone a un livello superiore. Il Princes Brut, in ottemperanza a quella tendenza che impera in Champagne da un po’, è numerato come edizione (curiosamente in inglese, non francese) di anno in anno, ma non per sottolineare l’annata base, vista l’elevata proporzione di vins de réserve, bensì solo per sottolinearne le uscite sequenziali.

La quarta edizione che sta arrivando proprio ora, ad esempio, di riserve ne ha ben il 53%, di tre annate: 2020, 2019 e 2018. Va da sé che l’annata base è la 2021, una particolarmente complicata che, dunque, ha richiesto questa corposa iniezione di riserve. D’annata o come riserve, comunque, il punto di forza del Princes Brut è l’accurata selezione dei vini, di 11 villaggi, in buona parte Grand e Premier Cru: Le-Mesnil, Trépail e Monthelon per lo Chardonnay, Verzenay, Hautvillers, Ambonnay, Mailly, Tours sur Marne e Les-Riceys per il Pinot Noir, Ludes, Hautvillers, ancora Monthelon e Chigny-les-Roses per il Meunier. Lo champagne ha riposato più di tre anni sui lieviti prima di essere dosato a 5 g/l.

Bottiglia di de venogue princes 4 es con confezione

Princes Brut 4 Ed.

39% Pinot Noir, 35% Chardonnay, 26% Meunier

dég. ott. 2025 – M’è sempre piaciuto il Princes Brut, ma devo dire che stavolta mi ha sorpreso ancora di più. Già l’olfatto, infatti, è ricco, denso, però né maturo, né saturante, ovvero giocato su una trama agrumata e una diffusa mineralità. Però è la bocca a farti esclamare “ah! Però…”. Sfodera, infatti, una piacevolezza inusitata. È rotonda e gustosa grazie a una trama fruttata che non è mai preponderante perché gioca su una leggerezza, su una accessibilità che equilibra la gustativa, premiando dunque la bevibilità. Un frutto, nello specifico, tropicale tipo ananas fresco e frutto della passione, mentre la chiusura evidenzia leggere tostature che la rendono stuzzicante. Proprio buono, accidenti! Il miglior Princes Brut finora. In bottiglia (aspettiamo la magnum…). Bravo Gilles!

Voto: 92 (93)/100

Le difficoltà della 2021 escluderanno dal gioco moltissimi millesimati e i pochi che vedremo saranno soprattutto blanc de blancs. Comunque, in molti casi questi champagne saranno velleitari. Discorso diverso con i brut sans année, dove le riserve possono rimettere le cose a posto. Ecco perché gli champagne ‘base 2021’ di questa categoria mi hanno piacevolmente sorpreso per la loro splendida bevibilità. Vale anche – o soprattutto? – per il Princes Brut, la cui suddetta gradevolezza è corroborata da una vena fruttata tale da donargli quel qualcosa in più…

www.champagnedevenoge.com

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