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Millésime

L’altro Chardonnay, quello buono

I più grandi Chardonnay con le bollicine nascono nella Côte des Blancs. Qui, la finezza e la mineralità dei vini, nonché la loro longevità, sono impareggiabili. Ciò nonostante,...
di Alberto Lupetti

Recensione champagne Geoffroy Volupté 2013

I più grandi Chardonnay con le bollicine nascono nella Côte des Blancs. Qui, la finezza e la mineralità dei vini, nonché la loro longevità, sono impareggiabili. Ciò nonostante, per quanto riguarda lo champagne, ci sono diversi blanc de blancs che vengono fatti al di fuori di questa zona pregiata, in alcuni casi con risultati molto interessanti, in pochissimi addirittura straordinari. Infatti, fuori dalla Côte des Blancs lo Chardonnay si fa più vinoso, portando così spesso e volentieri a una pienezza che mal concilia la tipicità dei blanc de blancs. Però, il savoir-faire dei produttori e vigneti particolarmente felici portano a quei rari casi eccezionali di cui sopra, come, ad esempio, con il Volupté di Jean-Baptiste Geoffroy.

Degustazione con Jean-Baptiste e il suo braccio destro Gil
Un giorno di degustazione da Geoffroy, nella bella sede di Aÿ, con Jean-Baptiste e il suo braccio destro Gil.

Conosco Jean-Baptiste da parecchio tempo, ma ci eravamo un po’ persi. Poi, l’amicizia comune con Fabrice Gass ci ha fatti ritrovare e ho potuto, da un anno a questa parte, approfondire la conoscenza, sia della persona, sia del vigneron. Jean-Baptiste è rigoroso, molto preparato e non meno appassionato, e tutto questo si riflette positivamente tanto in vigna quanto in cantina. Però l’aspetto più emozionante è la sua voglia incessante di fare sempre meglio. Lo dimostrano il livello raggiunto dai suoi champagne, tutti, il valore del suo Coteaux Champenois Rouge (tuttora l’unico in grado di dare fastidio al ‘re’ di Ambonnay), il coraggio di fare uno champagne di vertice (Terre) che cambia ogni anno in funzione del raggiungimento dell’eccellenza, infine il felice intuito di modificare etichette storiche per renderle ancora più espressive. È quest’ultimo il caso dell’Empreinte, passato da assemblaggio a prevalenza di Pinot Noir a blanc de noirs, e del Volupté, passato da assemblaggio a prevalenza di Chardonnay a blanc de blancs. Ed è di questo che vorrei parlare.

Il Volupté è un blanc de blancs della Vallée de la Marne, anzi, più esattamente, di Cumières, villaggio Premier Cru noto e apprezzato per le sue uve nere (soprattutto il Pinot Noir, anche in rosso) e per la capacità di raggiungere elevate maturazioni. Uno Chardonnay in purezza, dunque, in teoria suona male da queste parti, ma è proprio lo stesso Jean-Baptiste Geoffroy a spiegarlo: “l’obiettivo è di offrire la più bella espressione dello Chardonnay del territorio di Cumières. I vigneti dai quali nasce questo champagne sono su suoli molto calcarei e questo permette alla varietà di esprimere tutte le sue finezza e mineralità”. Infatti, da quando con la vendemmia 2010 si è evoluto in blanc de blancs, il Volupté è frutto sempre e solo di due vecchie parcelle di Cumières, sempre le stesse, ‘les Chênes’, esposta a sud-est, caratterizzata da grande maturità, e ‘les Tourne Midi’, esposta a est, con una pendenza pazzesca e suolo di pura craie. Ma non basta: le uve della prima parcella sono vinificate in demi-muid, in cuve smaltate quelle della seconda, con lieviti indigeni e senza malolattica, come da tradizione Geoffroy. Prima del tiraggio (di sole 3.000 bottiglie, purtroppo), i due vini sono poi assemblati. Questo 2013, che rappresenta il quarto della serie, ha maturato 6 anni e mezzo sui lieviti e poi è stato dosato a 1 g/l.

Controetichetta champagne Geoffroy
Le controetichette di Geoffroy riportano sempre data di dégorgement e il dosaggio. Inoltre, ogni champagne della gamma è dedicato a una delle figlie di Jean-Baptiste e Karine, questo a Margaux.

Volupté 2013

Bottiglia Geoffroy Volupté 2013100% Chardonnay
dég. dic. 2020 – Il naso si propone insolitamente serrato, poco espressivo, al punto da sembrare molto più indietro del 2014 degustato subito prima in anteprima (sarà in Grandi Champagne 2022-23). Ci vuole pazienza, allora, man mano, si palesa una leggera nota agrumata (pompelmo) e, soprattutto, tanta mineralità, poi accompagnate da note di frutta tropicale. Più che altro, dà sensazione di precisione, tensione, purezza, mai di vinosità come avviene solitamente con gli Chardonnay fuori dalla Côte des Blancs. Tutte queste belle caratteristiche si rivelano ancora più evidentemente in bocca, splendida per succosità, energia, tensione, distensione. È intensa nella mineralità e ancora agrumata, con un giusto punto di burrosità, un tenue ritorno fruttato e una crescita sapida che porta di slancio al lunghissimo finale. L’annata c’è con la sua freschezza e la sua pulizia, ma Jean-Baptiste è stato capace di tirar fuori una solidità notevole, senza mancare di eleganza. Eccellente.
Voto: 94(95)/100

(ha partecipato alla degustazione Gennaro Iorio)

Volupté 2013 e 2014
Durante la degustazione, abbiamo avuto modo di assaggiare anche il Volupté 2014, che sarà nella prossima edizione della guida.

Al momento è senza dubbio il migliore Volupté della serie (e tra i migliori champagne di Geoffroy di sempre, a mio avviso). Supera, dunque, il già ottimo 2012 e con questa prestazione conferma ancora una volta il grande valore dell’annata 2013, mentre a fine anno è atteso il Volupté 2014. Come sarà? L’ho già assaggiato, ma, ovviamente, lo troverete in Grandi Champagne 2022-23

Gli champagne Geoffroy sono distribuiti in esclusiva da:
Apoteca – tel. 0721/538250 – info@apotecaclub.it

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6 risposte a “L’altro Chardonnay, quello buono”

  1. Buongiorno, acc…!! ne vorrei subito una bottiglia, magari, anzi certamente al posto del Purété, di cui ho ancora un cartone quasi intero che da pasqua non riesco a smaltire…
    La prima bt mi ha lasciato una bocca un pò contrariata, e ho timore del responso della seconda, che sarebbe inappellabile, speriamo che due/tre mesi in più gli abbiano giovato….
    Però mi ricordo anche che lasciandolo ossigenare quel tanto nel bicchiere, è migliorato.
    Le saprò dire e comunque sono con lei, quando un blanc de blancs è davvero buono, non restano molti rivali in campo!
    Grazie e saluti

    • Mi saprà dire, invece mi stupisce quanto mi dice del Pureté, che personalmente trovo eccellente e tra i migliori sans année di vigneron. Che dégorgement ha?

      • La bottiglia è identica a quella recensita sul sito, tra l’altro sono un estimatore dei nature in genere e in particolare quelli di vigneron, ma vedrà che le altre cinque bottiglie le troverò buone, la terrò informata.
        Grazie

  2. Buongiorno, ha ragione, la seconda bt. di Pureté che ho aperto a due mesi di distanza dalla prima è stata a dir poco eccellente, crostata di frutta e crema al naso, in bocca di una ricchezza straordinaria ma articolata, godurioso in una parola….
    Se questi sono i “nature”….ma bisogna saperli fare e questo è il caso!
    Ho avuto ragione anch’io nell’aspettarlo e sono molto contento di essermi rifatto dalla precedente delusione.
    Una sola nota, ma questo comune a molti champagne, di leggero amarore a fine bocca; ho notato che si verifica quando il sorso è freddo, a temperatura più ambiente tende a sparire.
    Grazie e saluti

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