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Degustazioni

Billecart-Salmon, una maison sulla quale puntare!

Se oggi dovessi puntare su una maison nell’arco dei prossimi cinque anni, non avrei dubbi: Billecart-Salmon. Per carità, è stabilmente un riferimento nel mondo dello champagne da decenni,...
di Alberto Lupetti

Se oggi dovessi puntare su una maison nell’arco dei prossimi cinque anni, non avrei dubbi: Billecart-Salmon. Per carità, è stabilmente un riferimento nel mondo dello champagne da decenni, oramai, ma l’assetto attuale – tecnico e direttivo – ha consolidato quelle condizioni necessarie a farle compiere un ulteriore e cospicuo salto di qualità. Che, tradotto in parole semplici, significa, portarsi ai vertici della categoria. Ci riusciranno in Billecart? Io ne sono certo, anche perché l’obiettivo non è velleitario. Vediamo perché.

Ah, il 15 aprile a Roma, imperdibile Masterclass Billecart-Salmon. Per info scrivere a:

redazione@lamiachampagne.com

Maison familiare

La maggioranza dell’azionariato è in mano alla famiglia Billecart. Che è vero avere in caso un socio ingombrante come Frey, ma il potere decisionale è ancora loro. E dal 2019 è scesa in campo la settima generazione, con Nicolas all’export al fianco dello zio Antoine e Mathieu al vertice come PDG, dopo aver ricevuto il testimone da François, l’uomo che ha guidato la maison dal punto di visto tecnico e direzionale nell’arco di oltre trent’anni. Mathieu Roland-Billecart ha lavorato per 14 anni a Londra, nel mondo dell’alta finanza, ma con la necessità del cambio generazionale è stato richiamato a Mareuil per guidare Billecart negli anni a venire. Non pensate, però, che sia un uomo dei soli numeri, perché è cresciuto a ‘pane e champagne’ e le sue capacità di degustazione sono notevoli. Così come le manageriali, ovviamente.

I vigneti

La Maison possiede 100 ettari (certificati HVE, VDC e ora anche AB) e altri 100 in affitto a lungo termine. Il resto del fabbisogno (circa ulteriori 100 ettari equivalenti) è assicurato da una serie di vigneron partner, ai quali Billecart paga 50 centesimi di più al chilo rispetto al prezzo di mercato nel caso abbiano dismesso i prodotti di sintesi. Comunque, a sorvegliare sulla conduzione diretta dei 200 ettari e a verificare il lavoro dei partner ci pensa l’abile Denis Blee, che negli ultimi anni ha portato con successo prima il ‘Clos St-Hilaire’ e poi tutte le parcelle di proprietà in regime biologico.

Con una simile quantità di uve, Billecart potrebbe rasentare i tre milioni di bottiglie prodotte, invece si ferma a poco più di due. Perché? Perché fa selezione, selezione rigorosa. Quindi qualità. Anzi eccellenza.

La cantina

Il regno di Florent Nys, lo chef de cave cresciuto per ben 15 anni al fianco del suo predecessore, François Domi. Fermo restando la fermentazione a bassa temperatura, di cui una parte in legno, Nys ha poi implementato la malolattica parziale, aumentato progressivamente la quantità di vins de réserve (portandola anche a più del 50% in alcuni assemblaggi), stravolto letteralmente le liqueur d’expedition – sia in termini di quantità di zucchero, sia, soprattutto, di combinazione di vini – allungato progressivamente il periodo di maturazione sui lieviti per tutti gli champagne. Ogni anno, Nys prepara una serie di assemblaggi per ciascuna cuvée, che poi sottopone al Comitato di Degustazione (la famiglia, François compreso, Denis Blee, lo stesso Nys, ovviamente, e il suo braccio destro) per la scelta e la validazione.

photo by Leif Carlsson

Gli champagne più rappresentativi

Brut Réserve

Champagne addirittura iconico della Maison. Assemblaggio a maggioranza di uve nere e riserve oramai stabilmente sopra il 50%. Dai 30 mesi sui lieviti, sta piano piano arrivando a 40 mesi di sosta in cantina, parallelamente il dosaggio è oramai da extra-brut. Il salto di qualità rispetto al passato è netto, anche a costo di essere meno accondiscendente… Ma resta uno champagne per tutte le occasioni.

Brut Rosé

Lo champagne di maggiore successo di Billecart, tanto da aver fatto conoscere (e apprezzare) la Maison addirittura più del Brut Réserve. Fresco e raffinato, si caratterizza per l’elevata percentuale di Chardonnay, aspetto decisamente inusuale in un rosato, e per il vino rosso aggiunto, che non è soltanto d’annata, ma anche come riserva. Ottimo da solo, perfetto con i salumi.

Cuvée Nicolas François (NF)

La prima delle tre (!) cuvée de prestige di Billecart, nata nel 1964 per omaggiare il fondatore della Maison. È un assemblaggio a leggera prevalenza di Pinot Noir sullo Chardonnay, entrambi Grand Cru, volto a privilegiare intensità e finezza. Con il tempo ha ‘guadagnato’ parte della fermentazione in legno e la malolattica parziale, ma ha soprattutto raddoppiato la maturazione sui lieviti, oramai stabilmente sui 12 anni. Anche il dosaggio si è attestato sull’extra-brut.

Cuvée Elisabeth Salmon

Se la Cuvée Nicolas François onora il fondatore, questo raffinato rosé è invece dedicato alla moglie e socia di questi. Ma arriva molto più tardi, soltanto nel 1988, da un’idea di François Roland-Billecart, ispirato dal successo del Brut Rosé. Ma non è la mera declinazione di questo come millesimato, perché le uve sono soltanto Pinot Noir e Chardonnay Grand Cru e il vino rosso selezionato in un vigneto specifico.

Tutti questi champagne potranno, come accennato sopra, essere assaggiati (il Brut Réserve in tre assemblaggi differenti e l’NF in tre annate, 2008, 2002 e 1998, quest’ultima in jéroboam) nel corso di una Masterclass tenuta da Alberto Lupetti che si terrà a Roma il 26 marzo prossimo.

I posti, soltanto 20, sono in esaurimento, chi fosse interessato può scrivere a:

redazione@lamiachampagne.com

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