L’attesissimo Clos Saint-Hilaire 2008 arriva e sbanca!

Qual è a mio avviso il miglior champagne di Billecart-Salmon? Beh, credo che la Cuvée Louis Salmon, ex Blanc de Blancs Millésime, quando invecchia raggiunge vette altissime. “Ma come – dirà qualcuno – e il Clos Saint-Hilaire?”. Grandissimo blanc de noirs… anzi, meglio, grandissimo champagne, ma… c’è un ma. Ha debuttato alla grande (1995), è andato ben oltre l’annata (1996), ha sfidato l’eternità (1998), ha saputo veramente stupire (1999), si è candidato tra i migliori di sempre di un’annata complicatissima (2003), ma ha anche lasciato perplessi, a volte (2005, 2006 e 2009).
I più attenti, inoltre, avranno notato che tra 2007 e 2009 mancherebbe il 2008… Ricordo di averlo visto in cantina sur lattes, quindi c’è, è stato fatto, ma era solo questione di tempo. Ebbene, quel tempo è finalmente arrivato, dopo la bellezza di 18 anni dalla vendemmia. Diciamo che Le Clos Saint-Hilaire 2008 è uscito solo ora, da maggiorenne…

Il vigneto
Alla fine degli anni ‘60, questo ‘clos’ non esisteva: il terreno, peraltro all’interno di mura, certo, comprendeva un campo da tennis, una serra e una piccola vigna, piantata soltanto nel 1964 da Jean Roland-Billecart con una vecchia selezione di Pinot Noir. Qui il suolo è limoso-argilloso-calcareo che l’erosione ha accumulato e nella parte bassa del leggero pendio dove è sito il ‘clos’ raggiunge uno spessore che arriva fino a tre metri prima di incontrare la craie, contro gli appena ottanta centimetri delle altre parcelle di Mareuil. E un suolo di questo tipo, lo sappiamo, è particolarmente adatto al Pinot Noir, soprattutto se vinificato in rosso. Non a caso, nel 1990, il figlio di Jean, François, fa le prime prove di vinificazione in rosso di questo Pinot Noir e utilizza questo vino per i rosé, soprattutto l’Elisabeth. Subito a seguire, pianta a vigneto l’intera superficie (1,04 ettari), richiede la denominazione di ‘clos’ – ottenendola – e lo intitola alla Santa Patrona di Mareuil-sur-Aÿ. Le piante sono potate a cordone permanente al fine di limitare naturalmente le rese e oggi la lavorazione avviene con il cavallo in regime assolutamente organico, sotto la responsabilità di Denis Blée.

Lo champagne
È sempre François Roland-Billecart ad avere l’idea, nel 1995, di smettere di vinificare in rosso il Pinot Noir del ‘clos’ e vinificarlo, invece, in bianco. Che significa dare vita al primo blanc de noirs di Billecart. Ma il 1995 è anche l’anno nel quale sempre François ha reintrodotto il legno, le barrique segnatamente, quindi per i mosti di Pinot Noir del ‘clos’ opta immediatamente per la vinificazione in legno, senza malolattica. Il vino è poi imbottigliato senza filtrazione né collaggio, cui segue un tempo lunghissimo sui lieviti, ben 194 mesi per questo 2008. Che, al termine, è stato dosato a 2,5 g/l, ma, essendo rimasti 2,9 grammi di zucchero residuo, alla fine lo zucchero totale è pasi a 5,4 g/l. Sebbene il potenziale del vigneto sia intorno alle 7.000 bottiglie, di Le Clos Saint-Hilaire 2008 ne sono state tirate 4.000 bottiglie, vista la ferrea selezione dei grappoli.


Le Clos Saint-Hilaire 2008
100% Pinot Noir
dég. ago. 2025 – Quando le aspettative sono altissime, per non dire enormi, il rischio della cocente delusione è dietro l’angolo. Invece, già il naso ti fa esclamare “caspita!”. Un naso che sa essere autorevole e attraente al tempo stesso e, nonostante al momento dell’assaggio il legno sia ancora da integrarsi del tutto, la sua nobile opulenza ti zittisce senza arroganza, nel senso che è autorevole, non autoritario. E, come i grandi Pinot Noir, è più agrumato, sui toni dell’arancia rossa, che fruttato, nonché golosamente grasso, nel complesso giustamente scuro, mai cupo. Se possibile, la bocca è perfino più coinvolgente: avvolgente e tesa, spessa e gustosa, finemente minerale, naturalmente freschissima, non acida, meglio, energica, infinita nella lunghissima persistenza. L’aspetto clamoroso è che si tratta di uno champagne innegabilmente importante, ma poi capace di farsi bere con una piacevolezza inusitata. Gli aspetti clamorosi, tuttavia, sono altri. Primo: non denota quell’evoluzione interlocutoria che stanno evidenziando parecchi 2008 oggi. Secondo… d’ora in poi, i due riferimenti della tipologia (Bollinger ed Egly-Ouriet) dovranno guardarsi le spalle.
Voto: 98(100)/100
(hanno contribuito alla degustazione Daniele Agosti, Marcello Bergonzini, Guido Molinari)

Un vino potente e opulento al limite del concentrato, ma con una classe da vendere. Che si colloca nel ‘pantheon’ dei migliori Billecart di sempre. Già… A questo punto, mi sovviene che il povero Fred Panaïotis, quando gli chiesi perché mai non avesse fatto il Dom Ruinart 2008, mi rispose: “è un’annata da Pinot Noir, non da Chardonnay”. Appunto…
Ringrazio Mathieu Roland-Billecart per avermi concesso questa anteprima e faccio i complimenti a tutto lo staff della Maison per questo champagne semplicemente magnifico. Se non epico…



